Sanità: 'Sos pronto soccorso', mancano 5mila medici e 12mila infermieri

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Roma, 3 nov. (Adnkronos Salute) – La Società italiana di medicina d'emergenza-urgenza (Simeu) lancia l'allarme sulla situazione dei pronto soccorso italiani e stima una carenza di personale "di oltre 5mila medici e circa 12 mila infermieri", che contrasta con "l'aumento del numero degli accessi rispetto al numero dei sanitari realmente impiegati, con un incremento del carico di lavoro per singolo professionista registrato dal 25% al 50%". Per dare voce a queste situazione la Simeu promuove il prossimo 17 novembre una manifestazione a Roma davanti al ministero della Salute con i medici e gli infermieri del pronto soccorso e del 118. I medici d'emergenza ricordano le tante criticità dei dipartimenti di emergenza, dove "i pazienti destinati al ricovero rimangono in attesa di un posto letto anche fino a più di 800 al giorno in regioni importanti come il Lazio, con oltre 600 in attesa da più di 24 ore" e "un aumento del 100% della mortalità nell'ultimo decennio in pronto soccorso a causa del mancato ricovero".

Secondo Antonio Voza, segretario nazionale Simeu, "amore e passione per una disciplina cosi incisiva sulla vita dei cittadini non mancano. Sono carenti le condizioni nelle quali operiamo, che debbono assolutamente essere rifondate". "La medicina di emergenza urgenza – ricorda Simeu – è la 'golden medicine' in quanto opera in quella che tecnicamente è considerata la 'golden hour', il preziosissimo tempo che va da pochi minuti a poche ore che può fare la differenza tra la vita e la morte di un paziente". Un compito cruciale e difficile, che richiede specialisti preparati e non lascia spazio all'improvvisazione e all'approssimazione. "Bisogna saper usare le mani come un chirurgo, la testa come un internista, avere presenti gli scenari possibili come un rianimatore – spiega Giorgio Carbone, già presidente Simeu – Tutto questo non può che tradursi in grande professionalità e corretta formazione. Non ci si può improvvisare specialisti di una materia non propria!".

"La mercificazione della salute non può far bene ai pazienti – aggiunge Beniamino Susi, vicepresidente Simeu – L'esternalizzazione di competenze cliniche penalizza gravemente la qualità delle prestazioni offerte, che in emergenza-urgenza rappresentano uno snodo vitale per i cittadini".

Sempre secondo Susi, "oltre ai tanti indicatori fino ad oggi presentati sulle conseguenze dei pazienti che attendono per giorni in barella, è molto significativo il dato che nel giro di 10 anni l'indice di mortalità in pronto soccorso si è moltiplicata in quanto sono aumentati per numero i pazienti critici che un tempo avrebbero trovato posto nei reparti di degenza, che purtroppo oggi invece attendono troppo a lungo un posto letto. Questo – conclude – è indegno per una nazione evoluta".