Sanita': 47% italiani si affiderebbe al pubblico per cure ai non autosufficienti

Roma, 10 lug. (Adnkronos Salute) - Il 47% degli italiani si affiderebbe alle strutture pubbliche per le cure ai non autosufficienti, il 31% preferirebbe invece pagare professionisti per cure a domicilio, mentre il 23% si rivolgerebbe alle cosiddette case di riposo o strutture private. E' quanto emerge da una indagine dell’Osservatorio sanità di UniSalute, la compagnia del gruppo Unipol specializzata in assistenza e assicurazione sanitaria, che evidenzia come le statistiche dimostrano che ''lo Stato potrà occuparsi sempre meno di una popolazione ogni giorno più anziana''. ''Le persone non completamente autosufficienti - si legge in una nota - sono una realtà sempre più presente nel vivere quotidiano delle famiglie italiane. Il 61% degli italiani con più di 30 anni conosce amici o parenti che vivono o hanno vissuto questo tipo di situazione''. Un numero destinato inesorabilmente a crescere se, come rileva l’ultima indagine Istat del 2011, nel 2030 ci saranno molti più nonni che nipoti: gli over 65 passeranno infatti dal 30% della popolazione nel 2005 al 62% nel 2030 mentre gli ultraottantenni dai 2,9 milioni del 2011 ai 7,7 milioni del 2030, con un’incidenza degli anziani non autosufficienti dai 2,1 milioni attuali ai 3,5 milioni. L'Italia è il secondo paese in Europa con il più alto indice di invecchiamento dopo la Germania. A ciò si aggiunge il fatto che le famiglie hanno sempre maggiore difficoltà a sostenere il carico della cura di una persona non completamente autosufficiente, non solo dal punto di vista economico ma anche di energie e di tempo da dedicare. La non autosufficienza è, nell'esperienza comune degli italiani, legata principalmente all’età delle persone. L’Osservatorio UniSalute evidenzia che per il 40% del campione i casi di non autosufficienza sono da ricondurre a malattie legate all’anzianità, mentre il 25% parla di specifiche sindromi che portano all’impossibilità di badare da soli a sé (basti pensare a malattie quali la distrofia muscolare o la Sla). Il 17% indica alla base malattie congenite, mentre il 9% parla di situazioni legate a incidenti. Lo studio evidenzia poi che nel valutare le strutture a cui affidarsi per l’erogazione di cure legate alla non autosufficienza il 39% degli italiani terrebbe conto della qualità delle strutture e dell’offerta proposta. Il 25% sceglierebbe invece in base alle indicazioni ricevute dal proprio medico, mentre il 18% in base alla facilità nel raggiungere la struttura stessa, meglio se vicino casa. Solo il 7% si farebbe influenzare dal prezzo, scegliendo la soluzione più economica.La voce 'costi' assumerà invece una crescente rilevanza nella gestione delle risorse economiche del Paese nei prossimi anni se, come ipotizzato dalla Ragioneria generale dello Stato, la spesa attribuibile all’assistenza ai non autosufficienti raddoppierà entro il 2060, passando dall’1,9% del 2010 a circa il 3,3%. A fronte dello scenario che si prospetta, sottolinea la ricerca, ''sembra evidente che lo Stato farà sempre più fatica a rispondere a una domanda di assistenza in costante aumento''. Il problema della non autosufficienza è una delle sfide centrali della sanità italiana per il prossimo futuro. E' indispensabile, sottolinea UniSalute, ''sviluppare il secondo pilastro della sanità (a fianco di quello pubblico) che prevede i Fondi sanitari integrativi, promossi dal mondo del lavoro e i Fondi sanitari solidaristici finalizzati all'erogazione di prestazioni socio-sanitarie, con il coinvolgimento delle autorità pubbliche locali e di operatori specializzati in grado di organizzare e gestire l’erogazione delle prestazioni assistenziali, garantendone la sostenibilità nel tempo''.

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