Sanità: "Con i ritardi si rischiano più morti che per il Covid"

Finita (per ora, ma non del tutto) l’emergenza coronavirus, gli italiani si trovano di fronte a una nuova paura: durante i mesi dell’emergenza gli ospedali sono stati occupati a curare i malati di Covid-19, rinviando mezzo milione di interventi chirurgici e milioni di visite specialistiche, secondo quanto riportato da Repubblica

Questi ritardi, soprattutto quando si tratta di cura dei tumori, potrebbero rivelarsi letali, causando ancora più morti che per il coronavirus. Per non parlare degli ingorghi che si creeranno nelle strutture ospedaliere nel momento in cui la sanità ripartirà a pieno regime.

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A lanciare l’allarme è Pierluigi Marini, presidente dell'Associazione chirurghi ospedalieri italiani e primario al San Camillo di Roma: “È una situazione mai affrontata prima. Con la chiusura delle sale operatorie, con gli ospedali, almeno all'inizio, non attrezzati a percorsi Covid o completamente occupati dall'emergenza del virus, il nostro lavoro si è interrotto quasi del tutto”, dice. 

Riporta Repubblica che si stima siano 3 milioni i pazienti che hanno bisogno di una visita cardiologica e 12 milioni quelli che devono ancora fare un esame radiologico perché non si sono potuti presentare a marzo, aprile e maggio. Le operazioni oncologiche, invece, sono calate del 50%: una cifra altissima, se si conta che “in Italia abbiamo circa mille nuovi casi di cancro al giorno”, spiega Marini, aggiungendo: “Se anche lavorassimo il 20% più di prima, impiegheremmo 11 mesi a raggiungere una cifra di interventi accettabile, che colmerebbe il divario che si è creato. Non è fattibile. Le conseguenze di questo accumulo sono spaventose”.

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