Sanita': identikit punti nascita, nel 47% sotto mille parti l'anno, poca analgesia

Roma, 27 apr. (Adnkronos Salute) - Il 47% dei punti nascita del Belpaese effettua meno di 1.000 parti l'anno, contro il 53% che supera quota mille. Soltanto poco più della metà delle strutture svolge il servizio di partoanalgesia, in molti casi con restrizioni di orari e giorni, mentre rimane elevato il ricorso al parto cesareo. E in molti punti nascita italiani l'anestesista rianimatore viene coinvolto nella rianimazione neonatale. E' lo scenario che emerge dai primi dati della ricerca della Società italiana di anestesia rianimazione emergenza e dolore (Siared), presentata oggi a Salerno nel corso del nono Congresso nazionale Siared.

L'analisi ha riguardato fino a oggi 197 punti nascita italiani (85 al Nord, 60 al Centro, 52 al Sud) per un totale di 232.282 parti in un anno, pari al 41% dei parti in Italia. Il campione è stato selezionato con una prospettiva di sviluppo legato agli indirizzi legislativi, ossia la graduale chiusura dei punti nascita sotto i 500 parti e la riduzione di quelli sotto i 1.000. Delle strutture prese in considerazione, il 47% effettua meno di 1.000 parti l’anno, mentre il 53% supera questa quota. Nel dettaglio, in 26 ospedali si effettuano meno di 500 parti l’anno, in 66 tra 500 e 1.000, in 80 tra 1.000 e 2.000, in 24 oltre i 2.000.

E ancora: il 21,5% dei punti nascita non ha la guardia di anestesia, e circa il 20% non ha la guardia di rianimazione. In 5 punti nascita non esiste nè guardia di anestesia, nè quella di rianimazione. Soltanto il 13,6% degli ospedali ha la guardia anestesiologica dedicata alla ostetricia, ma per la maggior parte si tratta di punti nascita che effettuano oltre i 1.000 parti l’anno. Analoga è la situazione per il neonatologo o pediatra 'h24'. In particolare, il neonatologo di guardia è presente nel 28,9% dei punti nascita, per lo più in ospedali in cui si effettuano oltre i 1.000 parti l’anno, mentre la guardia pediatrica è presente più di frequente. In assenza del neonatologo, l'anestesista rianimatore si trova spesso a fronteggiare l’emergenza neonatale in prima persona o come supporto al pediatra. L’indagine mostra infatti che il coinvolgimento dell’anestesista rianimatore nella rianimazione neonatale avviene sempre nel 31% delle strutture, percentuale che sale al 58% delle strutture quando ci si trova di fronte a casi complessi. E ancora: su 232.282 parti, 72.419 sono tagli cesarei, pari al 32,2%, con un'incidenza maggiore (34,3%) nelle strutture che effettuano meno di 500 parti all’anno, e ben oltre il 20% indicato come obiettivo del ministero della Salute.

Per quanto riguarda il tipo di anestesia utilizzata, nei parti cesarei programmati la scelta dell’anestesia locoregionale è ormai generalizzata, mentre la tecnica viene utilizzata meno frequentemente nel caso di tagli cesarei urgenti. Ancora oggi nel 30% dei punti nascita non esiste l’offerta della partoanalgesia.

Se si considerano anche i punti nascita in cui l'offerta copre pochissimi casi, la percentuale dei centri in cui il parto indolore non viene praticato in maniera strutturata sale al 45%, mentre nel 55% degli ospedali viene svolta regolarmente, sebbene spesso con restrizioni di orari. In generale la percentuale di ospedali che offrono la partoanalgesia "varia in base alle dimensioni delle divisioni di ostetricia, registrando un’offerta maggiore quando il numero di parti è più elevato", si legge nell'indagine.

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