Sanremo 2020, Anastasio: “La rabbia? Provata solo dopo X Factor”

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Per Anastasio è la prima volta sul palco dell’Ariston da concorrente in gara (l’anno scorso infatti partecipò come ospite). Il rapper napoletano partecipa tra i Big con il brano “Rosso di rabbia“, un testo un po’ più complesso di quelli che solitamente siamo abituati a conoscere. Anastasio ci ha spiegato cosa significa per lui questa canzone.

Anastasio racconta il suo Sanremo 2020

Ci spieghi il senso del tuo brano “Rosso di rabbia”?

“È un discorso intorno alla rabbia. Cosa mi fa arrabbiare? Banalmente le ingiustizie. Non mi interessa essere a metà della classifica. Credo di aver portato un pezzo di impatto, forse non chiarissimo come altri miei pezzi, ma ne sono molto soddisfatto. Il bel canto da solo non basta.”

Ma esattamente di cosa parla questa canzone?

“Rosso di rabbia” parla del tema della rabbia disinnescata, perché viene spettacolarizzata. Per me la rabbia è una maschera di una certa tristezza. Il mio momento di rabbia è stato l’adolescenza. Unica cosa che ho ricavato dalla mia rabbia sono le mie canzoni. Credo che la rabbia sia un sentimento negativo”.

Le tue canzoni colpiscono sopratutto il loro testo: come le crei?

“Mi metto la base in cuffia e aspetto che arrivi il primo verso della canzone, funziona da innesco poi viene tutto da sè. Ci sono tante sfaccettature. Difficilmente torno indietro sui miei versi. L’abbandono alla musica è un grande lusso che ci regala questa forma d’arte. A me capita molto con la musica strumentale. Per me però il rap non è musica di abbandono, ma riflessiva, di concentrazione”.