Sanremo 2020: perché Achille Lauro ha già vinto?

achille lauro sanremo 2020

Senza dubbio uno degli artisti maggiormente più chiacchierati se non pesantemente criticati di questo Sanremo 2020, Achille Lauro ha in realtà già vinto questo Festival. Al secolo Lauro de Marinis, il rapper romano che si è imposto sulla scena musicale nazionale grazie ai suoi eclettici lavori nell’hip hop, sin dalla prima puntata ha diviso gli italiani in due: da un lato chi lo ha criticato senza dubbi, dandogli del pagliaccio, dall’altro chi trova assolutamente geniale e provocatoria la sua estrosità.

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Nella prima puntata del Festival, infatti, Achille Lauro ha sconvolto il pubblico spogliandosi in diretta televisiva e restando sul palco con solo una tutina adamitica addosso, nella terza sera (quella dedicata alla cover) ha risposto alle polemiche presentandosi con un travestimento alla Ziggy Stardust in omaggio al compianto David Bowie. Durante la puntata ha quindi interpretato, in coppia con Annalisa, una personalissima interpretazione de Gli uomini non cambiano della eterna Mia Martini.

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Durante l’esibizione, quasi a voler rispondere alla gaffe di Amadeus durante la conferenza stampa di presentazione delle co-conduttrici, Achille Lauro non solo è volutamente rimasto ben più di un passo indietro ad Annalisa, ma ha anche cantato interamente al femminile l’intramontabile capolavoro di una donna, Mia Martini, che per colpa dei pregiudizi e della violenza, soprattutto maschile, è morta.

Nella terza serata, invece, Achille Lauro ha sfoggiato un abito ispirato alla marchesa Luisa Casati, nobildonna italiana amante dell’arte al punto di diventare essa stessa un’opera. Insofferente a regole e convenzioni, di cui – come recita la canzone di Lauro – si è sempre fregata. Divenuta amante di Gabriele D’Annunzio, attirò su di sé i pregiudizi e le maldicenze delle persone e questo cambiò profondamente la sua vita.

“Cinquantenni disgustosi, maschi omofobi. Ho avuto a che fare per anni con ‘sta gente volgare per via dei miei giri. Sono cresciuto con ‘sto schifo. Anche gli ambienti trap mi suscitano un certo disagio: l’aria densa di finto testosterone, il linguaggio tribale costruito, anaffettivo nei confronti del femminile e in generale l’immagine di donna oggetto con cui sono cresciuto”, si legge in un passaggio del manoscritto del suo libro ‘Sono io Amleto’ e sembra quasi un manifesto delle sue performance sul palco dell’Ariston.

“Sono allergico – continua – ai modi maschili, ignoranti con cui sono cresciuto. Allora indossare capi di abbigliamento femminili, oltre che il trucco, la confusione di generi è il mio modo di dissentire e ribadire il mio anarchismo, di rifiutare le convenzioni da cui poi si genera discriminazione e violenza”.

E poi conclude: “Io voglio essere mortalmente contagiato dalla femminilità, che per me significa delicatezza, eleganza, candore. Ogni tanto qualcuno mi dice: ma che ti è successo? Io rispondo: “Sono diventato una signorina”.

A prescindere, allora, dall’esito del mix fra televoto, giuria demoscopica e sala stampa, Achille Lauro ha già vinto. Ha vinto perché è anni luce avanti: non tanto rispetto agli altri cantanti in gara, quanto agli italiani bigotti, omofobi, sessisti e poveri di spirito.