Sanremo 2020, Piero Pelù: “Con Gigante porto il rock al Festival”

piero pelù lutto

Piero Pelù è una delle grandi sorprese di questo Festival: partito in sordina è ora uno dei cantanti più titolati per la vittoria finale.

Piero Pelù racconta il suo “Gigante”

Ciao Piero, ci spieghi il senso del tuo brano sanremese?

“Il gigante è quella persona che ha sofferto, che ha subito bullismo, che si trova in un contesto di violenza, di droga, di camorra, di lavoro sottopagato. Nasce dall’incontro con i ragazzi del carcere minorile.”

Come mai la fascia nera?

“Ecco la fascia nera che da ieri sera porto sul braccio segnale di vicinanza e impegno contro la violenza sulle donne. Noi uomini in Italia dobbiamo cambiare mentalità nei confronti delle donne. Il senso di possesso e proprietà verso una persona deve scomparire dalla nostra cultura. Mi vergogno di essere uomo in Italia ogni volta che leggo di una violenza sessuale o di un femminicidio. C’è bisogno di una svolta.”

Una volta hai dichiarato che mai avresti fatto Sanremo: come mai sto cambiamento?

“Negli anni 80 non lo “cagavo” Sanremo, chiuso nella cantina “fumosa”. Erano gli anni del playback, era terribile, era la morte della musica. Era l’archetipo di quello che non si doveva fare nella musica. Poi c’è stato Pippo, Fazio e si è arrivati al livello di adesso, con un ventaglio di musica rappresentabile incredibile, un’orchestra pazzesca”

Hai fatto impazzire tutti con la cover di “Cuore Matto”. Scelta azzeccata?

“La canzone “Cuore Matto” parla di questo, nonostante sia del 1997. Parla di un percorso che dobbiamo fare se vogliamo diventare dei piccoli giganti, come dice l’altra mia canzone. Bisogna saper affrontare tutti i mostri del nostro passato.”