Sanremo 2020, Tecla accusata di plagio: “Somiglianza con Un senso di Vasco Rossi”

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Sanremo 2020 è ufficialmente iniziato e con esso le polemiche, cominciate in realtà già dalla sfida tra le nuove proposte. I primi due a sfidarsi sono stati Eugenio in via di gioia e Tecla, e proprio su quest’ultima si sono concentrati gli attacchi da parte degli utenti Twitter: in molti l’hanno accusata di plagio sottolineando la somiglianza tra la sua canzone, 8 marzo, e Un senso di Vasco Rossi.

Sanremo 2020: Tecla accusata di plagio

La giovanissima si è presentata sul palco dell’Ariston con un brano che parla delle donne, tema in linea con gli interventi programmati nella prima puntata tra cui quello di Rula Jebreal, e della loro capacità di affrontare anche i momenti più duri della vita. Un brano con cui si è aggiudicata la vittoria, insieme a Leo Gassman, che la porterà in semifinale.

Gli utenti dei social network hanno però notato come la sua canzone sia molto somigliante ad una di Vasco Rossi. “8 marzo comincia come un senso di Vasco Rossi!!!“, “Solo a me l’intro ricordava tantissimo Vasco? Voglio trovare un senso a questa storia …“, sono solo alcuni dei tweet pubblicati. Qualcuno si è anche spinto oltre la semplice somiglianza parlando addirittura di plagio. “In onda proprio adesso a Sanremo 2020 il plagio di “Un senso” di Vasco Rossi cantato da Tecla“, si legge infatti poco sotto.

Altre persone hanno invece criticato il suo brano perché scritto da cinque uomini. Gli autori sono infatti Pietro Romitelli, Rory Di Benedetto, Emilio Munda, Rosario Canale e Marco Vito. “Siete dei clowns“, ha tuonato qualcuno.