Sanremo, Beppe Vessicchio: "Ci sarò e sogno annuncio riapertura sale da quel palco"

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"Dirige l'orchestra il maestro Beppe Vessicchio!" Anche quest'anno una delle frasi simbolo di Sanremo non mancherà: il direttore napoletano infatti sarà alla guida dei 60 orchestrali dell'Ariston per la performance di Elena Faggi, in gara tra le Nuove Proposte con il brano 'Che ne so'.

Vessicchio, "dispiaciuto per l'assenza di pubblico ma contento che il festival si faccia comunque", andrà a Sanremo con una speranza: "Che il giorno della finale, il 6 marzo, si possa annunciare agli italiani, proprio dal palco di Sanremo, la riapertura al pubblico con distanziamento di tutte le sale: i teatri, i cinema e le sale da concerto", dice il maestro all'Adnkronos. "Adesso poi - aggiunge - stanno partendo i vaccini per i più anziani che in Italia sono tanti e che sono grandi frequentatori di teatri e cinema. Io credo che con un mix tra vaccinati e pubblico non vaccinato ma distanziato, si possa far ripartire un settore che è stato davvero mortificato e che si è sentito considerato dal Paese come non importante, non essenziale. Perché se finora non si è riaperto non è stato perché i cinema e i teatri fossero luoghi più pericolosi di altri ma perché, purtroppo, si è pensato che fossero settori meno importanti di altri", sottolinea con amarezza.

Quanto al festival senza il pubblico in platea, Vessicchio argomenta: "Sicuramente qualunque forma d'arte soffre dell'assenza di un fruitore o spettatore. Però il festival è più importante per i tanti che lo vedono da casa che per i pochi che lo vedono seduti in platea. Sanremo è forse l'unico caso settantennale di comprovata adesione di un grande pubblico anche trasversale, mostra da sempre una capacità di unione senza pari: altro che governo di larghe intese!", rimarca Vessicchio riferendosi ironicamente al tentativo in atto per uscire dalla crisi di governo con un governo Draghi che trovi l'appoggio di una larga maggioranza. Secondo il maestro, che da tantissimi anni frequenta abitualmente anche gli studi televisivi, "per i conduttori l'assenza di pubblico sarà molto più difficile da gestire che per i cantanti: il cantante la sua canzone la porta a casa, è abituato a cantare su un set per i videoclip ad esempio, ma per i conduttori, che magari fanno una battuta e non c'è nessuno che reagisce, è ben più dura. Penso ad Amadeus e soprattutto a Fiorello. Comunque se Fiorello avesse bisogno, mi ci siedo io in platea a fargli da sparring partner sulle battute", dice ridendo. "Una cosa è certa: di una ventata di leggerezza e di un po' di musica abbiamo tutti bisogno. Non fare Sanremo sarebbe stato un delitto, soprattutto per le Nuove Proposte. Perché i Big spesso vanno a Sanremo per una conferma o una rinascita ma i Giovani ci vanno per nascere. E bloccare una nascita non è mai una cosa felice", conclude.

(di Antonella Nesi)