A santa Cecilia trionfano i giovani, lunghissimi applausi a Gibboni e Viotti

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Musica classica roba da vecchi? Forse. Ma guardando le nuove leve di solisti e direttori d'orchestra si direbbe esattamente il contrario. Ieri sera infatti all'Auditorium Parco della musica di Roma, per la stagione sinfonica dell'Accademia di Santa Cecilia, hanno trionfato due giovanissimi: il ventenne violinista Giuseppe Gibboni, che la settimana scorsa ha vinto la 56esima edizione del Premio Paganini riportandolo in Italia dopo 27 anni, e il 31enne italo-svizzero Lorenzo Viotti che nonostante la giovane età è già direttore principale della Netherland Philharmonic Orchestra e della Dutch National Opera di Amsterdam. Figlio del compianto direttore Marcello Viotti, il giovane Lorenzo ha già diretto importantissime orchestre come quella del Concertgebow, i Berliner Philharmoniker, l'orchestra del Gewandhaus di Lipsia, la Scala e la Staatskapelle di Dresda. Entrambi hanno debuttato sul palco di Santa Cecilia.

Gibboni è stato chiamato martedì scorso per sostituire la collega tedesca Veronika Eberle indisposta, che avrebbe dovuto eseguire il concerto per violino di Korngold. Il giovanissimo vincitore del Paganini ha accolto l'invito di Santa Cecilia con una variazione di programma: al posto di Korngold ha suonato nel difficilissimo concerto per violino di Cajkovskij, un brano che per la sua difficoltà era stato giudicato "ineseguibile" da diversi violinisti russi e da Albert Auer, docente di violino al Conservatorio di San Pietroburgo al quale il compositore aveva inviato la partitura appena completata. Gibboni, nonostante l'emozione, l'ha eseguito con grande perizia tecnica e altrettanta passione, accompagnato dall'orchestra di Santa Cecilia diretta da Viotti. Alla fine il ventenne virtuoso è stato sommerso dagli applausi del pubblico in sala al quale ha regalato due bis: i Capricci n. 24 e n. 5 di Niccolò Paganini.

Il resto del concerto prevedeva un excursus sul valzer viennese, dal classico di Johann Strauss Jr con la celeberrima ouverture del 'Pipistrello', alla suite del 'Rosenkavalier' di Richard Strauss, fino alla 'Valse' di Ravel, parodia grottesca di un mondo, quello della Vienna di Sissi e degli Strauss, definitivamente cancellato dalla Grande Guerra. Viotti ha dato una lettura brillante e spettacolare di tutti i brani, con un controllo dell'orchestra straordinario, tale da far sembrare il trentenne atletico e sportivo - Viotti ama il tennis e il surf - un navigato maestro già senatore del podio. Ogni sezione restava perfettamente udibile, nessun dettaglio sfuggiva, anche nei fortissimi. A colpire lo spettatore anche la precisione del gesto e la sicurezza, nonostante Viotti si muovesse abbastanza sul podio. Anche per lui lunghissimi applausi finali, con la certezza che questa nuova ondata di giovani talenti sarà il futuro della grande musica. Adesso in Italia bisogna svecchiare il pubblico.

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