Santarcangelo festival, teatro e danza alla ricerca dell’ascolto

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Santarcangelo, 13 lug. (askanews) – Uno spazio di libertà, all’insegna del teatro e della danza contemporanei, che diventa spazio di ascolto, di pluralità e di inclusione. La 52esima edizione del Santarcangelo Festival ruota intorno a queste parole e a questi concetti chiave e porta in scena artisti da tutto il mondo.

“Ho capito – ha detto ad askanews il direttore artistico del festival romagnolo, Tomasz Kirenczuk – che è molto presente una necessità di ascolto, per se stessi e per gli altri. Gli artisti creano questo spazio di condivisione in cui investono anche moltissimo a livello di intimità, di sensibilità, di corporeità. Così siamo arrivati al titolo di ‘Can you feel your own voice’, perché mi sembra che nel momento storico che stiamo vivendo sia molto importante fermarsi per un attimo, anche per capire chi siamo, cosa ci serve, per cosa vogliamo combattere”.

La risposta a questa ultima domanda sono sicuramente i diritti, le libertà, a partire da quella di poter decidere chi e come essere. E al centro degli spettacoli e degli eventi c’è, ovviamente, il corpo, tornato a essere centrale dopo il grande choc della pandemia.

“Credo che il corpo – ha aggiunto il direttore – di nuovo diventa un mezzo di liberazione, e se parliamo di corpo dobbiamo ricordarci che non esiste un solo corpo, ma ne esistono migliaia, diversissimi tra di loro. Questa diversità è un elemento di base che costituisce la nostra società e tutti questi corpi hanno diritto di fare la vita che scelgono, non esiste un solo modello ed è uno dei compiti dell’arte contemporanea quello di ricordarlo ogni giorno mille volte”.

Diverse anche le lingue, le provenienze e le culture dei protagonisti. “Il festival – ha concluso Kirenczuk – è fatto dagli artisti e dalle artiste che lo creano e lo condividano. E qui noi possiamo confrontarci con prospettive e letture della realtà diversissime, che partono dal Mozambico e arrivano fino all’Argentina, con tante presenze di artisti che vengono anche da Paesi meno noti, come la Bielorussia o la Polonia, il Brasile. A me sembra molto importante confrontarsi con prospettive lontane e diverse”.

Confronto che avviene anche grazie alla grande Tavola rotonda installata in piazza Ganganelli, simbolo storico che ricorda Re Artù, ma anche le lotte di Solidarnosc in Polonia. Intorno a essa si tengono dialoghi, spettacoli e momenti di condivisione che sono un altro dei cuori di questo festival così radicato nel contemporaneo.

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