Sarò vecchio, ma spero che Techetechetè non finisca più

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Hp (Photo: Hp)
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Una cosa buona dell’estate televisiva è il godimento serale di “Techetechetè”, mentre una notizia cattiva dell’autunno televisivo è la fine del godimento serale di “Techetechetè”.

Una cosa cattiva della vecchiaia che incombe è che quello che c’era prima sembra sempre migliore di quello che c’è adesso e la nostalgia e la perdita della giovinezza fanno sembrare tutto più roseo, più bello, più apprezzabile. Però stavolta sono certo, e ogni sera me lo conferma, che la storia della televisione italiana sia costellata di frammenti preziosi che ora non ci sono più, che il patrimonio di bellezza, umorismo, talento artistico, passione giornalistica, genialità nelle trovate ironiche, qualità della scrittura abbia raggiunto vette che molto raramente possono trovare un corrispettivo oggi.

Nostalgia? Elogio stanco del buon tempo antico? Forse, e del resto gli intellettuali dell’”era meglio prima” facevano gli schizzinosi con quella tv che oggi consideriamo ammirevole e piena di cultura. Per cui, meglio andarci piano, il pregiudizio antimoderno si annida insidioso e subdolo dove meno te lo aspetti. Però spero che “Techetechetè” non finisca più.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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