Sardegna da focolaio d'Italia a zona bianca. "Ma non è un liberi tutti"

Luciana Matarese
·Giornalista
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Sardegna (Photo: getty)
Sardegna (Photo: getty)

Non sarà un liberi tutti. L’emergenza pandemica non finisce con la riclassificazione nella fascia con meno restrizioni”. Da lunedì la Sardegna entrerà in area bianca e Mario Nieddu non nasconde la soddisfazione. Quest’estate al centro delle polemiche per l’impennata dei contagi, additata da alcuni come “focolaio d’Italia”, si avvia a diventare la Nuova Zelanda del Mediterraneo. A chi gli chiede con quale stato d’animo abbia salutato il traguardo tagliato dalla sua regione, la prima del Paese a passare nell’area di rischio più basso, l’assessore alla Sanità della giunta Solinas risponde: “Felice e soddisfatto”. Il risultato è “importante”, frutto di “un anno di grandi sacrifici” e “il segnale che raccogliamo oggi è molto positivo, stiamo registrando un continuo miglioramento”. Ma non è il momento di abbassare la guardia.

Non dobbiamo - precisa Nieddu - Abbiamo a che fare con le varianti anche sul nostro territorio. Serviranno ancora impegno e responsabilità da parte di tutti”. Concetto, questo, sottolineato anche dal presidente della Regione, Christian Solinas.

Al momento i 21 indicatori sono positivi: i ricoveri sono in calo, soprattutto quelli in terapia intensiva con una percentuale tra il 10 e il 12% e da lunedì, 1 marzo, in teoria potrebbe riaprire tutto, dai bar ai ristoranti, dalle palestre ai teatri. Ma Nieddu, come il presidente e la giunta regionale, non è favorevole a un “liberi tutti”. Punta a una zona bianca “guidata e sorvegliata”. Il rischio di una nuova impennata dei contagi, soprattutto di quelli relativi alla variante inglese, fa ancora paura. Per l’assessore infatti, la zona bianca non deve essere interpretata come un punto d’arrivo, ma come una nuova base di partenza verso l’uscita dell&...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.