In Sardegna la continuità territoriale aerea non funziona

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In Sardegna si rischia il caos nel trasporto aereo dopo l'esclusione prima di Volotea, per un vizio formale, e poi di Ita, per mancanza di requisiti, dalla gara per affidare le rotte in regime di continuità territoriale aerea. Ora bisogna ripartire da zero, ma i tempi sono strettissimi visto che l'attuale bando scadrà il 15 ottobre. La Regione ha annunciato una procedura negoziata che coinvolge 12 vettori ai quali verrà inviato un invito a presentare le proprie offerte.

Un sistema ormai inadeguato

È probabile che una soluzione verrà trovata per tempo, ma il sistema che dovrebbe garantire la mobilità dei sardi appare sempre più, inadeguato perché ingessato e obsoleto. Praticamente ogni anno si ripropone un quadro fatto di prenotazioni bloccate, ricorsi delle compagnie contro l'assegnazione delle rotte, viaggiatori esasperati e operatori turistici che 'navigano' nell'incertezza.

"È un sistema che poteva andare bene vent'anni fa, ma che oggi non tiene conto dei cambiamenti e dell'evoluzione del trasporto aereo". È netto il giudizio di Roberto Devoto, docente di Trasporti aerei all'università di Cagliari, intervistato dall'AGI sull'attuale regime di rotte con oneri di servizio tra Alghero, Olbia e Cagliari con gli scali di Roma Fiumicino e Milano Linate. Una bocciatura senza appello di un "metodo sbagliato" che continua a essere applicato da chi "ignora le attuali dinamiche del trasporto aereo".

I bandi perpetuano un monopolio di fatto

Secondo il docente universitario, l'unica soluzione è che "prima del 15 maggio prossimo (la data entro cui dovrà essere varato il nuovo bando, ndr) persone competenti e illuminate pianifichino un nuovo sistema e si adeguino al mercato". 

"Il problema - spiega il professor Devoto - è che andiamo avanti dal 2001 con un bando, di fatto, sempre uguale e che prevede un unico vincitore, o al massimo due, e quindi un regime di monopolio". Questo si traduce "nell'ingessatura delle frequenze, del tipo di aerei e delle tariffe: tutto è preordinato".

Ma nel frattempo, fa notare Devoto, "il mondo è cambiato, si sono affermate le low cost e molti vettori si sono alleati dando vita a nuovi gruppi". Una 'rivoluzione' della quale chi governa il sistema sardo non sembra essersi accorto. Secondo il docente cagliaritano, è quindi necessario "aprire alla concorrenza sulla scorta di quello che succede in altre parti d'Europa".

I casi di Spagna e Portogallo

Devoto cita i casi di Spagna e Portogallo. Nel primo non si fa ricorso ai bandi ma a manifestazioni d'interesse per cui la 'gara' tra le compagnie è aperta: si afferma sul mercato chi garantisce prezzi e servizi migliori e i viaggiatori si trovano davanti alla possibilità di scegliere tra diverse offerte.  "I fondi pubblici - spiega - servono solo per abbattere i costi per i residenti ai quali viene riconosciuto uno 'sconto' del 75% sui prezzi praticati dai vettori". In Portogallo, invece, i rimborsi (fino a 180 euro) vanno direttamente ai passeggeri, senza passare per le compagnie. "Nessun bando, nessun ricorso, nessuna protesta: tutti sono contenti, sia i residenti delle isole sia le compagnie aeree", assicura Devoto.

Un sistema simile potrebbe essere applicato in Sardegna almeno nella stagione estiva: "Libera concorrenza tra i vettori e sconti del 50% per i residenti", suggerisce il docente. Nei mesi invernali, invece, si potrebbe ricorrere a un bando che assicuri un minimo di frequenze su Roma Fiumicino e Milano Linate: il costo sarebbe di circa 30 milioni per sei mesi, ma sarebbe necessario affidare il servizio "studiando la curva della domanda e quella dell'offerta con controlli quotidiani di 'buchi' o 'surplus' che consentano adeguamenti immediati".

Perché tutto questo non viene messo in atto? "Tutti hanno paura che i vettori abbandonino la Sardegna, ma - è convinto il docente - questo è impossibile perché le tratte di cui stiamo parlando sono estremamente appetibili". E in ogni caso, taglia corto Devoto, "va assicurato il diritto alla mobilità dei sardi e questo ha un costo: la Francia spende ogni anno per i 345.000 abitanti della Corsica 80 milioni di euro mentre l'Italia solo 50 milioni per il milione 600 mila sardi".  

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