Sardine a Conte: disponibili per buona politica, ecco i "nodi"

Afe

Roma, 1 feb. (askanews) - "Siamo a disposizione della buona politica: dal basso, magari ingenuamente, ma di sicuro con spontaneità e gratuità. Ci fidiamo forse più di noi stessi che della classe politica, eppure siamo pronti a metterci in discussione perché crediamo nel processo di riavvicinamento che abbiamo intrapreso". Lo scrivono le Sardine in una lettera aperta al premier Giuseppe Conte pubblicata da 'La Repubblica'.

"Ma - aggiungono - sappiamo bene che tutto ciò non dipende solo da noi cittadini. Vediamo tanta confusione, sia nel Paese, sia nel Parlamento, ma ci piace pensare che la matassa da sbrogliare possa diventare una rete di salvataggio. Noi di reti ci riteniamo abbastanza esperti e ci piacerebbe trovare con Lei i fili giusti, per tessere percorsi e provare a sciogliere nodi".

Le Sardine elencano poi i "fili", a partire da quello del Sud "un po' maltrattato" ma che "conserva la sua dignità e aspetta solo di divenire rete, parte di un coraggioso e fiero intreccio finalizzato alla crescita e alla cura".

"Il secondo filo - scrivono - si chiama Sicurezza: sicurezza di un lavoro e sul lavoro, sicurezza di assistenza sanitaria, sicurezza di accesso ad un'istruzione di qualità. Il terzo filo si chiama Dignità della Democrazia, ed è quell'arteria vitale che ogni giorno, nella vita di ogni cittadino, collega la libertà al rispetto delle regole, la vita reale a quella virtuale, e che può aiutare a capire la differenza tra la politica con la P maiuscola e i suoi innumerevoli surrogati".

"È presumibile - scrivono ancora - che Lei ci dica che di questi temi si è già parlato e che tanto è già stato fatto. Eppure, a nostro avviso, vi è alla base un problema d'interpretazione. Le parole sono importanti. Quando il concetto di Sicurezza viene messo in contrapposizione al salvataggio di vite umane, alla tutela dei diritti fondamentali della persona dentro e fuori i confini nazionali o di percorsi d'integrazione e cittadinanza, si generano eclissi della ragione e sonni della civiltà. Quando il problema del Sud diventa l'invasione degli stranieri e non la fuga degli autoctoni o l'assenza di opportunità, si esclude ogni possibile sinergia tra l'accoglienza e la permanenza. Quando una certa politica si ciba della contrapposizione tra salute e industria, si mina ogni possibilità di sviluppo e di lavoro e si logora la reputazione dello Stato. Quando le campagne elettorali divengono un ring senza regole né limiti alla decenza si accentua la distanza tra i cittadini e la Res Publica".

"Potremmo essere il popolo che avete sempre voluto, se riuscirete a dare corpo alla politica che abbiamo sempre sognato", concludono, "ognuno faccia la sua parte ma torniamo a dialogare".