Sardine e Lega a Bibbiano, i sindaci: “Chiediamo un passo indietro”

sardine emilia romagna

Le Sardine avevano “prenotato” la piazza di Bibbiano in Emilia Romagna per un ultimo raduno fissato il 23 gennaio 2020, ma il questore ha chiesto un passo indietro. Infatti, il 14 gennaio scorso, il movimento di Santori si era rivolto al responsabile locale per organizzare un flash mob anti-sovranista. Ma la decisione del questore riguarda questione elettorale. In vista delle regionali in Emilia Romagna del 26 gennaio è bene, secondo il questore, cedere la piazza a coloro che devono sostenere una campagna elettorale. Dunque, Bibbiano è stata assegnata alla Lega.

Bibbiano, scontro Sardine-Lega

Il questore dell’Emilia Romagna ha assegnato la piazza di Bibbiano per il 23 gennaio alla Lega nonostante le Sardine l’avessero “prenotata” per prime. Infatti, Mattia Santori si era rivolto al responsabile il 14 gennaio scorso e aveva ricevuto l’ok. Il movimento aveva intenzione di organizzare un flash mob anti-sovranismo. Tuttavia, l’evento era a tre giorni dalle regionali e quindi il questore ha applicato una legge che regola l’utilizzo degli spazi pubblici in campagna elettorale. Secondo tale disposizione, le Sardine dovrebbero fare un passo indietro e lasciare la piazza al Carroccio. L’ultima parola nello scontro tra Sardine e Lega per la piazza di Bibbiano, però, spetterà al Prefetto. “Decideranno le autorità competenti – hanno spiegato i sindaci dell’Unione Val d’Enza -, ma chiediamo buon senso agli organizzatori, ossia a Lega e Sardine. Sarebbe meglio non ci fosse alcun comizio e alcuna manifestazione davanti al municipio di Bibbiano visto il clima che si respira. Chiediamo loro un passo indietro“.

Nel frattempo, inoltre, il movimento di Santori non si da per vinto: “Noi vogliamo difendere la dignità di un paese composto da gente vera – ha detto il leader delle Sardine –. Chi ha sbagliato se la vedrà con la magistratura e non con una pagina Facebook. Tra di noi c’eravamo detti di evitare la “trappola di Bibbiano”, ma sono stati i cittadini della Val D’Enza a chiamarci e a chiederci di fare qualcosa”.