Sardine fuori dall'Emilia

Gabriella Cerami
Fravagli a Sorrento

Giuliana Orsi ha con sé “Lettera a un razzista del terzo millennio” scritto da don Luigi Ciotti. Lidia, una ragazza del liceo, mostra “Uomini e no” di Elio Vittorini perché “parla delle lotte partigiane che non dobbiamo mai dimenticare. C’è molta ignoranza e il libro è il simbolo della cultura contro l’oscurantismo dei nostri tempi”. I “fravagli” di Sorrento, la versione campana delle sardine emiliane, sono scese in piazza nelle ore in cui Matteo Salvini arriva nella città di Torquato Tasso per benedire il sindaco Giuseppe Cuomo saltato sul Carroccio. “Regaliamo virtualmente un libro al leader della Lega, perché ne ha bisogno”, dicono gli organizzatori, tra cui Michele Esposito, in contatto da quattro giorni con Mattia Santori, il ragazzo che ha lanciato il primo flashmob, quello di Bologna.

È una piazza colorata, piena di cartelli e sardine disegnate, formata da qualche centinaio di persone. Sotto la pioggia battente, che come a Bologna e a Modena non ha fermato i manifestanti, si alza il coro “Sorrento non si lega” e per lega si intende il partito dell’ex ministro dell’Interno. Poi ancora “Bella ciao”. E se la piazza di Bologna ha cantato “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla, qui a Sorrento non poteva non essere intonata “Caruso”, nata qui “dove il mare luccica e tira forte il vento”. Serenella intona la canzone e mostra il suo cartello con scritto “Io non mi lego. Teng’ e’ vere’”. Cosa significa? “Che non ho niente a che vedere con Salvini. Sono mamma di due figli, loro non sono potuti venire, ma io sono qui anche per loro”.

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Mattia Santori e i ragazzi bolognesi hanno raccomandato agli organizzatori di non avvicinarsi a Salvini, come invece inizialmente annunciato, perché non è questo lo spirito delle Sardine. Niente urla, niente contestazioni, nessun parapiglia. “Stiamo da un’altra parte, non lo disturbiamo però facciamo vedere che noi siamo più di loro che si chiudono nella...

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