Sarkis: Biennale architettura tra spazio, politica, attivismo

Lme

Milano, 27 feb. (askanews) - "Abbiamo bisogno di un nuovo contratto spaziale. In un contesto caratterizzato da divergenze politiche sempre più ampie e da disuguaglianze economiche sempre maggiori, chiediamo agli architetti di immaginare degli spazi nei quali vivere generosamente insieme". Lo ha detto, nel corso della presentazione della 17esima Biennale di architettura di Venezia, il curatore dell'edizione 2020, Hashim Sarkis. "Gli architetti invitati a partecipare - ha proseguito in collegamento dagli Stati Uniti - sono stati incoraggiati a coinvolgere nella loro ricerca altre figure professionali e gruppi di lavoro: artisti, costruttori, artigiani, ma anche politici, giornalisti, sociologi e cittadini comuni. La Biennale Architettura 2020 vuole così affermare il ruolo essenziale dell'architetto, che è quello di affabile convener e custode del contratto spaziale".

"Allo stesso tempo - ha aggiunto Sarkis - questa mostra vuole affermare l'idea che è proprio in virtù della sua specificità materiale, spaziale e culturale che l'architettura orienta i vari modi di vivere insieme. E in tal senso abbiamo chiesto ai partecipanti di evidenziare gli aspetti prettamente architettonici del tema principale. 'How will we live together?' è una domanda tanto sociale e politica quanto spaziale. Aristotele, quando si pose questa domanda per definire la politica, propose il modello di città. Ogni generazione se la pone rispondendo in modo diverso. Più recentemente le norme sociali in rapida evoluzione, la crescente polarizzazione politica, i cambiamenti climatici e le grandi disuguaglianze globali ci fanno porre questa domanda in maniera più urgente e su piani diversi rispetto al passato. Parallelamente, la debolezza dei modelli politici proposti oggi ci costringe a mettere lo spazio al primo posto e, forse come Aristotele, a guardare al modo in cui l'architettura dà forma all'abitazione come potenziale modello di come potremmo vivere insieme".

"Oltre che dai nuovi problemi che il mondo pone all'architettura - ha concluso il curatore della Biennale - l'edizione di quest'anno si ispira anche all'attivismo emergente di giovani architetti e alle revisioni radicali proposte dalla pratica dell'architettura per affrontare queste sfide. Ma più che mai, gli architetti sono chiamati a proporre alternative. Come cittadini, impegniamo la nostra capacità di sintesi per riunire le persone attorno alla risoluzione di problemi complessi. Come artisti, sfidiamo l'immobilismo che deriva dall'insicurezza di chiedere 'Cosa succederebbe se?'. E infine come costruttori, attingiamo dal profondo del nostro inesauribile ottimismo. La convergenza di ruoli in questi tempi nebulosi non può che rendere più forte la nostra missione e, speriamo, più bella la nostra architettura".