Saviano: mettere frontiere e paletti alla cultura svilisce l'Aquila

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Roma, 12 set. (askanews) - "A L'Aquila, prima del terremoto, c'era più di uno studente ogni tre abitanti. È una città che ha costruito la sua identità sulla cultura e dalla cultura deve ripartire per recuperarla. Mettere frontiere, paletti, bilance alla cultura significa svilire L'Aquila e il suo spirito accogliente. Significa impedire che L'Aquila sia centrale, torni centrale, in un Paese come il nostro che troppo spesso dimentica le tragedie". Lo scrive su facebook lo scrittore Roberto Saviano rispondendo al sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi che ha negato il supporto del comune al festival Incontri per la presenza di Saviano e Zerocalcare.

"Avevo un anno - racconta Saviano su facebook - quando la Campania fu colpita dal terremoto. Interi paesi distrutti, comunità e famiglie spezzate. Dopo ogni terremoto, la priorità è ricostruire le case e fare in modo che chi ha perso familiari e lavoro, chi ha perso la propria quotidianità abbia di nuovo una vita degna di questo nome. E questa mia riflessione si potrebbe anche chiudere qui. Ma una comunità è tale se condivide anche momenti di incontro, se si creano contesti che rendono centrali i luoghi della sofferenza, perché la sofferenza diventi di tutti. Gli aquilani meritano che la loro sofferenza sia ancora, dopo dieci anni, condivisa da tutti gli italiani e questo è possibile solo se L'Aquila torna a essere quello che è sempre stata: un luogo di cultura e di dibattito, aperto a tutti e che tutti accoglie. Non voglio entrare in polemica con il sindaco dell'Aquila che non gradisce la mia presenza a un festival in città, ma una cosa sento di doverla dire. A L'Aquila, prima del terremoto, c'era più di uno studente ogni tre abitanti. È una città che ha costruito la sua identità sulla cultura e dalla cultura deve ripartire per recuperarla. Mettere frontiere, paletti, bilance alla cultura significa svilire L'Aquila e il suo spirito accogliente. Significa impedire che L'Aquila sia centrale, torni centrale, in un Paese come il nostro che troppo spesso dimentica le tragedie".