Saviano: “Mimmo Lucano ha il diritto di riabbracciare il padre malato”

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“Mimmo Lucano ha il diritto di poter tornare a Riace per riabbracciare per l’ultima volta suo padre anziano, malato e in fin di vita“. A gridarlo a gran voce è anche Roberto Saviano, che si unisce all’appello del “Comitato Undici Giugno”.

Malato il papà di Mimmo Lucano

Il papà dell’ex sindaco di Riace ha 93 anni ed è da tempo malato. “Crediamo che sia giunto il tempo di chiedere con forza e con tutti gli strumenti possibili la revoca dell’assurdo e giuridicamente inspiegabile esilio di Domenico Lucano” scrivono gli attivisti, che si accingono anche a rivolgersi direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Mimmo è un uomo esiliato, tenuto lontano dalla sua terra e dai suoi affetti. Nel processo in cui è coinvolto, la Cassazione ha demolito l’ordinanza del Riesame, ma l’esilio è stato confermato e ora è di nuovo al vaglio della Suprema Corte. Colpire Mimmo Lucano è stato l’atto più pericoloso di propaganda politica cui abbiamo assistito. Pericoloso per il nostro Paese, per la tenuta sociale, per la sicurezza delle nuove generazioni” denuncia quindi Roberto Saviano.

Lo scrittore punta il dito contro la “propaganda iniziata con Minniti e continuata da Salvini. – e aggiunge – Bisognava criminalizzare il sistema Sprar, ovvero l’unico tipo di accoglienza sana che fa bene a italiani e immigrati, sinonimo di integrazione e sicurezza vera”. “Demolire la Riace di Lucano è stato per l’Italia un punto di non ritorno e ne pagheremo le conseguenze. – avverte – Ora però uniamoci e chiediamo che sia consentito a Mimmo Lucano di poter salutare suo padre, ‘non per pietà, ma per giustizia’“.

L’esilio disumano

Dal 26 maggio 2019 Mimmo Lucano infatti non è più sindaco di Riace e nemmeno consigliere comunale. Ecco perché non dovrebbe più sussistere il pericolo che possa reiterare i reati della stessa specie, come da motivazione del provvedimento di allontanamento della città.

“Se Mimmo fosse stato condannato uno poteva farsi una ragione ma siamo in presenza di un provvedimento che non ha alcun fondamento giuridico e per questo tenerlo lontano dal padre è disumano, incivile e vergognoso” conclude il Comitato Undici Giugno.