Saviano a processo: “Sono scrittore, mio strumento è la parola”

featured 1671114
featured 1671114

Roma, 15 nov. (askanews) – “Mi trovo rinviato a giudizio per aver criticato in modo radicale due dei politici, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che ho ritenuto maggiormente responsabile di una costante e imperitura propaganda politica fatta ai danni degli esseri umani più disperati, più deboli e più incapaci di difendersi: i profughi”: lo ha detto Roberto Saviano, nel processo in cui è imputato per aver diffamato la leader di Fratelli d’Italia e presidente del consiglio, Giorgia Meloni, per averla definita “bastarda” durante una puntata del programma televisivo “Piazzapulita” nel dicembre 2020. La dichiarazione è stata letta dall’autore di ‘Gomorra’ fuori dal tribunale di Roma, davanti a fotografi e telecamere.

“Una propaganda che non si limita ad attaccare persone in cerca di salvezza, lontano da paesi martoriati da guerre, povertà e desertificazione, ma fa di più. Si scaglia con violenza anche contro le ong operanti nel Mediterraneo”, ha aggiunto leggendo un documento che non ha potuto leggere in aula.

“Io sono uno scrittore e il mio strumento è la parola, cerco con la parola di persuadere, di convincere, di attivare. La parola è ciò per cui sono qui, l’accusa è quella di avere ecceduto il contenimento, il perimetro lecito, la linea sottilissima che demarca l’invettiva possibile da quella che qui viene chiamata diffamazione”, ha aggiunto.

“Ho scelto nella mia vita di scrittore una parola che affronta direttamente il potere, criminale o politico, di qualunque segno. Ho sempre scelto di difendere le mie parole con il mio corpo, a differenza di molti parlamentari che hanno usato all’occorrenza lo scudo dell’immunità. Io ho fatto la scelta opposta, negandomi la possibilità di un rifugio sicuro, quella zona franca tra la legge e l’individuo, perché mi illudo ancora, forse ingenuamente, che dalla giustizia non ci si debba proteggere, ma che sia essa stessa garanzia di protezione”, ha sottolineato.