Milano, tutti assolti al processo per i morti da amianto alla Scala

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Tensione in aula al termine del processo ai quattro ex vertici del Teatro alla Scala imputati per omicidio colposo in relazione alla morte di una decina di lavoratori esposti all’amianto. L'accusa, per loro, è di non aver fatto rimuovere l'amianto, presente in vari ambienti, respirato per decenni dai lavoratori, ignari. Non appena la presidente della nona sezione penale, Mariolina Panasiti, ha pronunciato la formula "assolti perché il fatto non sussiste", si è scatenata la rabbia dei parenti delle vittime: "E’ una vergogna", ha detto uno dei rappresentanti del comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio. "Ormai l’unico diritto riconosciuto del tribunale di Milano è quello dei datori di lavoro che non rispettano le misure di sicurezza". I "diritti delle vittime, invece, vengono calpestati". Il "profitto viene prima della vita e della salute umana". Questo "è un dogma in questo tribunale". Ma, ha aggiunto, "noi non ci arrendiamo e continueremo a lottare per la giustizia, perché non possiamo accettare che il diritto dei padroni valga più del diritto dei lavoratori".

Qui "i lavoratori sono stati avvelenati, sono stati messi in condizioni di lavoro inadeguate, senza misure di protezione, si sono ammalati e sono morti". Eppure "per il tribunale il fatto non sussiste". Oggi, conclude, "questi lavoratori li hanno uccisi per la seconda volta".