Scandalo Vaticano, decreto: "Perlasca riferì a Becciu domande inquirenti su Marogna e lui disse 'porci'"

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“Porci”. Così avrebbe chiamato i magistrati dell’Ufficio del promotore di Giustizia il cardinale Angelo Becciu, dopo aver saputo che, durante l’interrogatorio del suo ex collaboratore monsignor Alberto Perlasca, avevano fatto un cenno alla vicenda di Cecilia Marogna. A raccontarlo nel memoriale consegnato agli inquirenti e finito agli atti nel decreto di citazione a giudizio sullo scandalo del palazzo di Londra è proprio mons. Perlasca, il cui interrogatorio era avvenuto solo pochi giorni dopo la segnalazione da parte della Nunziatura di Lubiana relativa alla manager cagliaritana e alla sua società Logsic.

“Due giorni dopo l’interrogatorio – scrive Perlasca - andai dal Card. Becciu e gli riferii tutto quello che mi aveva detto il magistrato. Lui rimase molto turbato che si fosse parlato di questo argomento (disse: che porci!), e mi rimproverò aspramente per aver mantenuto nel telefonino i messaggi che lui mi aveva inviato e che avrei invece dovuto cancellarli. Io gli dissi che non ne vedevo il motivo, dal momento che lui mi aveva detto che l’operazione era stata voluta dal Santo Padre e quindi io pensavo di agire correttamente. In quella circostanza, mi disse di conoscere quella donna, che era del Dis. Mi disse di sapere che sarebbe stata costituita una società, ma che non sapeva che era stata costituita in Slovenia”.

In un interrogatorio successivo, Perlasca poi racconta che quando riferì a Becciu delle domande “sulla vicenda della Slovenia, egli effettivamente rimase molto contrariato (…) Mi fece scaricare l’applicazione Signal precisandomi che attraverso tale applicativo le chat si autodistruggono in maniera indelebile dopo poco tempo”. Poi quando gli dissi “di aver appreso che gli inquirenti avevano accertato che le somme inviate per la liberazione della suora erano andate almeno parzialmente per spese voluttuarie, egli rispose che l’indomani avrebbe telefonata alla signora affinché reintegrasse quanto prelevato indebitamente”. Quanto riferito da Perlasca, sottolineano gli inquirenti vaticani, “è particolarmente significativo se si considera che all’epoca, fine mese di aprile 2020, Angelo Becciu, come evidenziato, non era nemmeno sospettato di aver avuto concorso nella commissione di alcun reato”.

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