Scandalo Vaticano, difese chiedono di annullare il processo: domani la decisione

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Domani il presidente del Tribunale Vaticano, Giuseppe Pignatone, alle 9.30, deciderà sulle "maxi richieste" delle difese degli imputati nell’ambito del processo sullo scandalo finanziario in Vaticano legato alla compravendita del palazzo londinese di Sloane Avenue.

In buona sostanza, i difensori dei dieci imputati - tra questi il cardinale Angelo Becciu, licenziato dal Papa a settembre 2020 -, chiedono di annullare il processo perché all’appello mancano tanti atti, il deposito di parecchio materiale informatico, un non corretto interrogatorio in fase istruttoria. Su tutto, la mancata presa visione per le difese della video registrazione dell’interrogatorio di mons. Alberto Perlasca, il ‘pentito’ del processo, che costituisce la ‘prova regina’. Tutti documenti che il presidente Pignatone, nella prima udienza di luglio, aveva invitato i pm a depositare.

Sulla ‘prova regina’ c’era stata la contromossa dei pm che ad agosto si sono opposti a questa richiesta sostenendo che la diffusione del video interrogatorio a Perlasca sarebbe "lesiva della privacy". Oggi poi il pm Alessandro Diddi, a proposito della quantità di materiale da archiviare agli atti, ha detto che ha costi elevati pari a "271mila euro". Al che il presidente gli ha fatto notare: "Non era lei a dovere decidere". E il pm a quel punto ha detto: "Forse abbiamo sbagliato". Pignatone ha poi chiosato: "Comunque i difensori hanno diritto di avere queste copie", in nome del giusto processo.

"Data la complessità dell’udienza - ha detto a fine udienza Pignatone - domani alle 9.30 deciderò sulla maxi richiesta delle parti" che chiedono appunto la nullità delle citazioni in giudizio. Pignatone potrebbe poi decidere anche sulla richiesta "sorprendente" - per sua stessa ammissione - del pm aggiunto Diddi che ha proposto la "restituzione degli atti al Promotore di giustizia per non calpestare i diritti degli imputati". Una richiesta motivata dal fatto di garantire a tutti gli imputati "un corretto interrogatorio".

BECCIU E CARLINO PRESENTI IN AULA - In aula oggi erano presenti il cardinale Angelo Becciu e mons. Mauro Carlino. Il pm Diddi, nel corso dell’udienza, ha dato voce anche al suo disagio "per gli attacchi violenti" ricevuti da alcuni media "che sono - ha denunciato - forzature per condizionare l’attività del tribunale". "Il processo - ha lamentato Diddi - sta crescendo con montature false. Quali sarebbero le prove false? Questo Tribunale non se lo può permettere".

A sua volta il presidente Pignatone ha detto che per il tribunale "è irrilevante ciò che esce dai media, contano gli atti e la loro completezza che ancora non c’è". A proposito del mancato deposito di atti, l’avvocato Bassi che difende Fabrizio Tirabassi ha parlato di "denegata giustizia". Il legale del cardinale Becciu, Fabio Viglione, ha ricordato che "garantismo non significa offrire opzioni per nuovi interrogatori", in pratica quello che ha chiesto Diddi proponendo la restituzione degli atti al Promotore di giustizia, "ma la difesa deve potere attingere a tutti gli atti".

L'AVVOCATO DI BECCIU - "Abbiamo ribadito al Tribunale, Giudice terzo, di dichiarare la nullità dell’intero atto di accusa e di ordinare il deposito dei molti atti d’indagine che non ci sono stati ancora consegnati”, ha detto poi all’Adnkronos l'avvocato Viglione. “E tanto - annota - proprio alla luce del codice di procedura penale in vigore in Vaticano, che espressamente prevede la nullità per l’omesso deposito degli atti. Lo richiede l’effettività del diritto di difesa; lo richiede la piena innocenza del cardinale”.

DIFESA MAROGNA - "Chiediamo solo un giusto processo, come da memorie depositate, perché solo attraverso un giusto processo si potrà addivenire anche pubblicamente a poter palesare chi, cosa come e quando e soprattuto perché. Mah... Ci sarà una risposta a tutto ciò... il tempo è sempre galantuomo con i galantuomini". Termina così il lungo post su Facebook di Riccardo Sindoca, coordinatore del collegio difensivo di Cecilia Marogna, l'imprenditrice cagliaritana a giudizio in Vaticano insieme al cardinale Angelo Becciu e altre 9 persone nell'ambito dell'inchiesta - con diversi filoni - sullo scandalo finanziario innescato dalla compravendita del palazzo di Sloane Avenue a Londra. Sindoca parla di "campagna diffamatoria" contro la Marogna, "così come è emerso - scrive - anche per il sol fatto che lei non abbia mai avuto alcun ruolo per i fatti finanziari di acquisizioni ecc che l’hanno vista accomunata a terzi soggetti in questo ‘processo del secolo'".

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