Scelgono l'abbattimento degli animali per salvare l'agricoltura

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Strage di cervi
Strage di cervi

A Belluno è stata ordinata una strage di cervi per salvare l’agricoltura. Da molto tempo la montagna lotta contro lo spopolamento, ma nonostante questo lotta anche contro l’aumento di animali selvatici, soprattutto i cervi. Questi esemplari sono cresciuti del 10% in più in 12 mesi, oltre il 1000% in 20 anni. Per la provincia di Belluno, dove c’è stato un nuovo caso di Coronavirus, questi numeri sono un grande problema, perché non sanno come gestirli. Gli animali portano seri danni all’agricoltura e proprio per questo motivo è stata presa questa triste decisione.

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Strage di cervi a Belluno

La Provincia di Belluno ha approvato un nuovo calendario che prevede l’avvio anticipato della stagione di caccia e l’abbattimento di 3.234 cervi, ovvero il 20% in più rispetto al 2019. Nel 1990 i cervi censiti erano 931, mentre dieci anni dopo erano 2.957. Da quel momento è andata avanti la loro crescita, fino allo scorso anno in cui il censimento è arrivato a 10.400 esemplari, più 13.600 caprioli, 2.400 mufloni e 7.250 camosci ed un numero indefinito di cinghiali. Sono numeri troppo alti, secondo la Provincia, anche perché gli agricoltori sono mesi che trovano i loro campi distrutti. La decisione, oltre alle recinzioni, è quella di uccidere maschi, femmine e piccoli di cervo.

I danni che provocano questi ungulati sono pesanti per agricoltura e biodiversità. Senza dimenticare i pericolo per chi viaggia sulle nostre strade. Ecco perché, in accordo con l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) abbiamo deciso di aumentare il piano di abbattimento dei cervi. L’obiettivo è il riequilibrio della popolazione” ha spiegato Franco De Bon, consigliere provinciale. Le sue parole sono state confermate dal sociologo Diego Cason. “Va ripensato anche il nostro rapporto con la montagna. L’abbandono delle ‘terre alte’ fa arrivare il bosco fin sulla porta di casa, e con lui gli animali selvatici. È un equilibrio delicato quello tra uomo e natura, da sempre. E allora dobbiamo aiutare gli agricoltori di montagna, sempre più rari e in difficoltà, ma consapevoli che senza la fauna selvatica anche noi saremmo nulla” ha concluso.

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