"Scena del crimine" a Brasilia, tra indagini e conta dei danni

La capitale del Brasile è stata trasformata in una sorta di scena del crimine, in seguito alle proteste antigovernative culminate domenica nell'assalto agli edifici del potere. La polizia scientifica ha cercato prove all'interno della Corte Suprema. Diverse indagini sono in corso per individuare i responsabili di una giornata che ha scosso il Paese nel profondo.

"È stato un attacco molto concreto. È stato un atto vandalico, una follia!", racconta una funzionaria. "Se non sei d'accordo con i risultati elettorali, come a me non sono piaciuti quelli del 2018, ok. Ma io all'epoca non sono andata a vandalizzare le cose".

Quello che ormai pare certo è che non si sia trattata di una manifestazione spontanea, ma ben organizzata. Le immagini pubblicate sui social mostrano dei complottisti che incitano i bolsonaristi in un accampamento, davanti al quartier generale dell'esercito a Brasilia. Si parla del piano di invasione e viene menzionata la collusione con la polizia militare del Distretto Federale.

I sostenitori dell'ex presidente Jair Bolsonaro - fuggito in Florida due giorni prima dell'investitura del suo successore Lula - sono in gran parte ritenuti responsabili del caos che si è scatenato domenica scorsa a Brasilia. Si rifiutano di riconoscere i risultati delle elezioni.

Alcuni brasiliani però non sono per niente d'accordo con queste accuse e puntano il dito contro i media, come questa donna: "Anche con Lula al governo, il movimento dei senza terra e i senzatetto lo facevano. Anche gli indigeni... ci sono sempre state queste manifestazioni in cui hanno rotto tutto e ora le chiamano antidemocratiche e terroristiche? E allora anche in passato erano terroristi... Perché non li hanno chiamati così? Ah e all'epoca nessuno veniva incarcerato. Nessuno veniva indagato". Basti pensare, ad ogni modo, che un brasiliano su cinque approva l’invasione e il saccheggio dei Palazzi del potere. È quanto emerge da un sondaggio diffuso dall’istituto Atlas.

Questa volta sono state arrestate oltre 1.100 persone e molte rimangono sotto custodia della polizia. Le autorità hanno cinque giorni per pronunciare un'accusa.

"Attacco alla democrazia"

I sostenitori di Lula e i membri dei precedenti governi del Partito dei Lavoratori sostengono che i manifestanti abbiano cercato di diffondere il caos e scatenare un intervento militare. E che rappresentano la più grande minaccia per la democrazia.

"La democrazia tollera tutto, tranne gli atti che mirano a sterminarla", dichiara l'ex ministro della Giustizia, José Eduardo Cardozo. "Se non agiamo con vigore contro coloro che vogliono violare la democrazia, perderemo la democrazia. I responsabili devono essere messi dietro le sbarre. Chi ha agito politicamente deve perdere il proprio mandato. E dal punto di vista della responsabilità civile, devono pagare con i propri soldi i danni causati al patrimonio pubblico".

Ci vorrà un po' di tempo prima che le autorità brasiliane e la popolazione elaborino ciò che è accaduto qui. Ma potrebbero non averne, visto che questa settimana sono state indette altre manifestazioni antigovernative nella capitale e in altre 24 città del Paese.

Nel frattempo ha promesso di ritornare in patria l'ex presidente Bolsonaro, dopo essere stato dimesso dalla clinica della Florida dov'era ricoverato per dolori addominali. Al momento, però, non si è ancora imbarcato su alcun volo.