SCHEDA - Carenza globale energia o coincidenza di crisi regionali?

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Un cartello presso una stazione di servizio a Hemel Hempstead, in Gran Bretagna

(Reuters) - Le stazioni di servizio britanniche sono a secco, le bollette aumentano nell'Unione europea in vista dell'inverno, in Cina si adottano restrizioni forzate sull'uso di energia e i prezzi di greggio, gas naturale e carbone balzano.

È facile pensare che il mondo sia stato improvvisamente colpito da una carenza energetica, ma ciò non è proprio esatto.

Anche se i disagi che hanno colpito i consumatori e le imprese sono gravi, hanno meno in comune di quanto si possa pensare.

I fattori condivisi sono la ripresa della domanda energetica dai minimi toccati all'apice della crisi del coronavirus, che ha stimolato i prezzi di greggio, gas e carbone, le attuali restrizioni dell'offerta da parte dell'Opec e i disagi delle spedizioni a livello globale, a danno della distribuzione di carburante.

Tuttavia, la lista dei fattori che distingue le crisi è più lunga, indicando che i disagi potrebbero essere influenzati più dalle decisioni politiche locali e da dinamiche regionali, anziché da una carenza delle forniture a livello mondiale.

Questa settimana - per la prima volta in tre anni - i prezzi del greggio hanno superato gli 80 dollari il barile, mentre i prezzi di gas naturale e carbone hanno toccato nuovi massimi pluriennali.

L'Opec+ si riunirà la prossima settimana per decidere se sfruttare la capacità di produzione disponibile per aiutare a frenare i prezzi.

Segue un sommario dei fattori che hanno colpito i mercati energetici:

CRISI ENERGETICA IN CINA

Pechino ha iniziato a razionare l'elettricità per le imprese maggiori consumatrici di energia, a causa di una carenza della fornitura di carbone innescata dalle misure di sicurezza nelle miniere cinesi, che hanno limitato la produzione a livelli inferiori al 2020 per buona parte del primo semestre di quest'anno.

La minor produzione di carbone, invece, ha alimentato un forte aumento dei prezzi locali per il carbone termico, toccando frequenti nuovi massimi storici e in rialzo dell'80% su base annuale.

Poiché Pechino fissa i prezzi dell'energia, le centrali a carbone non sono in grado di operare economicamente, dati gli alti costi del carbone, e stanno sospendendo le loro attività.

In base alle stime di Goldman Sachs, fino al 44% dell'attività industriale cinese è stato colpito dalle carenze di energia.

Il China Electricity Council, che rappresenta i fornitori di energia, ha detto lunedì che le imprese che operano con il carbone stanno ora "espandendo i loro canali d'approvvigionamento a ogni costo", per garantire la fornitura invernale di riscaldamento ed elettricità.

Tuttavia, i mercanti di carbone hanno affermato che trovare nuove fonti d'importazione non è tanto facile, con la Russia al servizio delle necessità energetiche dell'Europa, la produzione indonesiana interrotta dal maltempo e le restrizioni sui trasporti a danno delle importazioni dalla Mongolia.

BOLLETTE EUROPEE

Il prezzo da pagare per mantenere le luci accese in Spagna è triplicato, riflettendo un picco delle bollette elettriche in tutta l'Unione europea nel corso delle ultime settimane. Il picco dei costi dell'elettricità ha alimentato i timori di un difficile inverno, con la domanda per il riscaldamento e i consumi ai massimi stagionali.

Dietro ai crescenti costi in Europa si nota una confluenza di diversi fattori locali, da bassi livelli di stoccaggio di gas naturale e delle spedizioni oltreoceano, alla deludente produzione di energia eolica e solare nella regione, oltre ai lavori di manutenzione che hanno sospeso le attività presso i generatori nucleari e altri impianti.

Il tempismo è poco felice, dato l'aumento della domanda previsto nei prossimi mesi, ma il ritorno all'operatività delle centrali nucleari dopo i lavori di manutenzione e l'avvio del gasdotto Nord Stream 2, recentemente completato, che collegherà la Russia alla Germania, eventualmente potrebbe aiutare i mercati.

Nel frattempo, Spagna, Italia, Grecia, Gran Bretagna e altri paesi stanno preparando misure nazionali, dai sussidi ai limiti per i prezzi, nel tentativo di difendere i cittadini dai crescenti costi, nell'ambito della ripresa economica dalla pandemia di Covid-19.

STAZIONI DI SERVIZIO BRITANNICHE A SECCO

Spinti dal panico, gli acquisti da parte degli autisti britannici hanno prosciugato le stazioni di servizio nelle principali città, in una delle peggiori crisi energetiche degli ultimi decenni per la Gran Bretagna. Sono scoppiate risse presso le stazioni di servizio, nonostante gli inviti del governo a mantenere la calma.

Tuttavia il problema non è solo la carenza di benzina, ma è la mancanza di camionisti disposti a trasportare il carburante dalle raffinerie ai retailer – uno degli effetti collaterali dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea e una conseguenza del rinvio della certificazione e dell'addestramento dei camionisti durante la pandemia.

La soluzione? Il governo del primo ministro Boris Johnson ha emesso visti temporanei per migliaia di camionisti stranieri per portare carburante nel mercato, ha ordinato all'esercito di restare in attesa di ordini, nella speranza di risolvere la situazione prima delle festività natalizie.

(Tradotto a Danzica da Enrico Sciacovelli, in redazione a Milano Gianluca Semeraro)

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