Schiaffo di Papa Francesco: qual era il messaggio della fedele cinese?

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Trasmesso in tutto il mondo e condiviso in ogni angolo di internet, lo schiaffo che Papa Francesco ha rifilato alla mano dell’esagitata fedele cinese la notte di Capodanno è senza dubbio diventato una delle icone di questo 2020 appena iniziato. Ma c’è ancora una domanda che molte persone si stanno tutt’ora facendo: cosa aveva da dire al pontefice di tanto impellente la povera donna asiatica, successivamente allontanata a causa del suo agire troppo veemente. Ecco ciò che rivelano alcune indiscrezioni.

Schiaffo di Papa Francesco: le parole della fedele

Stando ad alcune fonti che hanno esaminato a lungo il filmato, la fedele avrebbe rivolto al Papa un’accorata richiesta di aiuto per i suoi connazionali, esclamando: Hold, hold, look for the chinese village. They are losing the faith”, vale a dire: “Aspetta! Aspetta! Prenditi cura del popolo cinese. Stanno perdendo la fede!”, con evidente riferimento alle dure condizioni che quotidianamente sono costretti a subire i cristiani cattolici in Cina, attualmente perseguitati dal governo di Pechino e considerati agenti al servizio di uno stato straniero proprio a causa della loro fedeltà al Papa.

La frase era però pronunciata in un inglese abbastanza stentato, tipico di chi non ha padronanza della lingua (si noti ad esempio l’uso dell’espressione “chinese village” al posto di “chinese people”), e che potrebbe aver messo in seria difficoltà Papa Bergoglio il quale com’è noto non è particolarmente ferrato in inglese.

Il segno della croce

Come hanno inoltre fatto notare molti commentatori, la donna si era già fatta notare prima che Papa Francesco le si fosse avvicinato in quanto è stata l’unica tra i fedeli a farsi il segno della croce. Un gesto di rispetto che sottolineerebbe la sua buonafede e la sua sincerità nel trattenere il braccio del Papa per una richiesta per molto probabilmente sentiva nel profondo del cuore. Al momento non sappiamo se – dopo le pubbliche scuse fatte il giorno seguente – Francesco ha poi ricontattato la donna, ma è ormai quasi certo che essa non fosse animata da cattive intenzioni.

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    "Sono letteralmente scioccata dai metodi che Conte e la sua cricca utilizzano a Palazzo Chigi. Facciamo chiarezza: 1. Per il 2 giugno abbiamo organizzato una manifestazione come centrodestra non lontano dall'Altare della Patria; 2. Trattandosi della Festa della Repubblica, una ricorrenza che rappresenta tutti gli italiani, abbiamo pensato fosse giusto deporre una corona d'alloro al Milite Ignoto; 3. Abbiamo presentato la richiesta al Ministero competente, che l'ha inoltrata a Palazzo Chigi; 4. Alle 18 di oggi apprendiamo DAI GIORNALI che la richiesta è stata rifiutata. Qualcuno da Palazzo Chigi si è messo a chiamare tutti i giornalisti per raccontare che la richiesta era stata rifiutata perché la deposizione di fiori era considerata irrispettosa del Presidente della Repubblica che già la depone in rappresentanza di tutti; ". Lo scrive su Facebook Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, pubblicando il testo e gli orari di invio e ricezione della risposta inviata dal Ministero della Difesa in serata. "5. Quando i giornalisti avvertiti hanno cominciato a chiamarci noi non sapevamo nulla perché ancora attendevamo una risposta; 6. La risposta, con il diniego, a noi è arrivata alle 20. Motivazione del no? 'Impossibilità tecnica'. Morale: volevamo solo deporre una corona d'alloro in memoria del Milite Ignoto. Se in quel giorno non era possibile, o non era istituzionalmente rispettoso, bastava dirlo", si legge ancora. "Invece -prosegue- si è pensato che anche questo nostro gesto fosse un'occasione per fare propaganda contro di noi. Perciò lo staff del premier ha passato il pomeriggio a chiamare tutti i giornali per raccontare una versione che serviva a screditarci, senza che nessuno avesse mai parlato della questione con noi. Questi sono i metodi di Palazzo Chigi ai tempi della gestione Conte/Casalino. Nessun rispetto, nessuna lealtà, nessuna regola. Solo l'utilizzo estremo -conclude- delle istituzioni come fossero uno zerbino. Vergogna".

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    "Dobbiamo dare un messaggio di ottimismo intelligente. Difendiamoci dal virus, ma la vita continua. Sarà un’estate di serenità. Siamo a contagio zero. Nel rispetto di tutte le misure contro il coronavirus, ora posso dire a chi arriva: l’unico pericolo sarà quello di ingrassare. Chiedo rigidi controlli in partenza, capisco certe preoccupazioni dei nostri cittadini, ma ora del turismo abbiamo bisogno". Lo afferma Jole Santelli, presidente della Regione Calabria, in un'intervista al quotidiano 'La Repubblica'. Santelli ha invitato a pranzo gli altri governatori. Condivide il loro protagonismo? “È senso di comunità. Le regioni sono una istituzione impopolare, simbolo di sprechi. Con un ruolo più attivo ci avviciniamo ai cittadini. E conquistiamo la forza di trattare con il governo - continua Santelli - Fontana e Bonaccini, vi aspetto a casa mia. Antipasto facoltativo: crostini di ‘nduja o sardella. Gnocchi di patate della Sila, braciole di maiale, patate ‘mpacchiuse (appicicose ndr), salame e formaggi. Cucino io, e ho anche un menu veg, a base di melanzane, verdure grigliate e sott’oli. Ma basterebbe la cipolla di Tropea". La Calabria ha stanziato un milione e trecentomila euro per la pulizia delle spiagge. "E altri soldi per aiutare e premiare le nostre 14 bandiere blu. I Comuni più virtuosi, quelli che hanno servizi efficienti, una raccolta differenziata fatta bene, vanno incoraggiati. E ora hanno la possibilità di adottare un paese vicino. - continua Santelli - Grazie agli aiuti di Stato, finanziamo le piccole imprese e gli artigiani, pagando i contributi di un lavoratore su tre. Venire in Calabria significa anche aiutare una delle regioni più povere d’Europa. Che sta già subendo il crollo dell’economia. Vi aspettiamo a braccia aperte, aiuterete i giovani a restare qui. Stanno ripartendo le prenotazioni dalla Germania, l’export dà segnali incoraggianti. Il mio slogan? Chi arriva, ritorna".

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    Palamara stasera ospite di Giletti a 'Non è l'Arena'

    Stasera a 'Non è l'Arena', il programma di Massimo Giletti in prime time su La7, sarà ospite Luca Palamara, ex presidente dell'Anm e magistrato al centro dello scandalo che sta terremotando la magistratura italiana. Palamara - a quanto si apprende - dirà la sua sulle chat del suo telefono rese pubbliche nelle ultime settimane e svelerà le logiche delle correnti all'interno del Csm e dell'Anm. Giletti proseguirà nella puntata di questa sera l’inchiesta sulle zone d’ombra che avvolgono il caso delle scarcerazioni dei boss dovute all’emergenza sanitaria, del Dap e quello delle intercettazioni dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara. Si parlerà anche del pm Nino Di Matteo che, in attesa di essere ascoltato in commissione nazionale antimafia, non indietreggia di un millimetro sul caso della nomina a capo del Dap offerta e poi ritirata dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Anzi. Di Matteo rilancia e conferma tutto quello che aveva detto nella telefonata con Giletti nel corso di “Non è l’Arena”.  Si discuterà poi delle rivelazioni choc del sindaco di Napoli ed ex Pm De Magistris contro il Csm. Di quella che è diventata una vera e propria bufera che si abbatte sulla giustizia Giletti ne parlerà anche con Luca Telese, Nunzia De Girolamo, Alfonso Sabella, Luigi De Magistris e Alessandro Sallusti.  Al centro della puntata di questa sera, inoltre, il difficile tema degli spostamenti tra Regioni alla luce della decisione di riaprire tutto dal 3 giugno. Sul piede di guerra alcune Regioni del Sud che minacciano misure di contenimento con controllo dello stato di salute di chi entra. Se ne parlerà con Fabrizio Pregliasco, Matteo Bassetti, Alessandro Cecchi Paone, Pierpaolo Sileri e Cristian Solinas.  Per una riflessione sull’attualità politica ed economica, protagonista del faccia a faccia con Massimo Giletti sarà il leader della Lega Matteo Salvini. Nel corso della puntata le telecamere di “Non è l’Arena” torneranno in Lombardia, nuovamente al centro delle polemiche. Mentre l’Italia si avvia alla riapertura scoppia un caso tra la Regione e il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, secondo cui i dati lombardi sarebbero stati "aggiustati" per evitare la chiusura. Si annunciano querele. Parteciperanno al dibattito in studio Massimo Galli, Alessandro Cecchi Paone, Pierpaolo Sileri e Nino Cartabellotta. Infine, la riflessione sul fatto che la crisi sanitaria sta cedendo il passo a quella economica. Nei prossimi mesi la ripartenza del Paese è la priorità, un Paese rimasto fermo per troppo tempo. Come far ripartire un’economia ferma? Quale sarà la strategia migliore per affrontare i prossimi tempi dal punto di vista economico? Se ne discuterà con Alessandra Moretti, Sergio Rizzo, Carlo Cottarelli e Laura Giannoni.

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    La moglie del poliziotto accusato della morte di Geroge Floyd vuole il divorzio e chiede protezione dalla reazione del marito.

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    De Luca: "Lombardi a Positano il 4 giugno? Sì, possono venire"

    "L'epidemia è dietro l'angolo non alle spalle". Così il governatore della Campania Vincenzo De Luca intervenendo al programma di Massimo Gramellini 'Aspettando le Parole' su RaiTre. "Abbiamo regioni meridionali che grazie a Dio hanno retto bene. Non credo che sia un delitto ragionare su come evitare di importare possibili nuovi focolai di contagio", ha aggiunto. Ma possono i lombardi venire a Positano il 4 giugno? "Credo proprio di sì". "Siamo arrivati a questo 3 giugno tanto per cambiare nel modo peggiore, in un clima di incertezza, di confusione - ha aggiunto - Io proporrei da oggi in poi di togliere il nome delle regioni: non parliamo più di Lombardia, di Piemonte, parliamo di territori nazionali. Io mi sarei aspettato dal governo nazionale l'assunzione di un criterio oggettivo e semplice. Nei territori del nostro Paese nei quali per un mese di fila si registrano più di 200 casi di contagio al giorno è ragionevole che sia una limitazione della mobilità. Che questo territorio si chiami Campania o si chiami Lombardia o si chiami Emilia non conta nulla". Insomma "accoglieremo le persone che verranno anche dalle aree fortemente segnate dal contagio, cercheremo di aggiungere ai protocolli di sicurezza anche un controllo aggiuntivo per quanto riguarda la temperatura, test sierologici rapidi, controlleremo le stazioni, gli aeroporti, le società di noleggio, faremo un lavoro di buonsenso, senza isterie, con grande rispetto ma cercando di tutelare la serenità di vita delle nostre comunità: sarebbe delitto far sorgere altri focolai di contagio".

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    Lidia Vella e Sammy Hassan, corteggiatore di Giovanna Abate, hanno avuto un flirt: il motivo della rottura genera caos.

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    Parietti: "Grecia non ci vuole? Noi volevamo chiudere a cinesi, perché loro no?"

    La Grecia chiude le frontiere all'Italia? "Bisogna avere rispetto e non mi sento di giudicarli. Noi volevamo chiudere ai cinesi, per quale motivo gli altri non devono chiudere a noi? Cosa siamo, meglio degli altri? Non lo trovo un affronto, è una misura precauzionale ed ho tutto il rispetto di chi si vuole salvaguardare". Lo afferma Alba Parietti all'Adnkronos, commentando positivamente, in controtendenza rispetto a tanti personaggi noti del nostro paese, la decisione della Grecia di non aprire le frontiere ad alcuni paesi, tra cui l'Italia, durante le vacanze estive. "E' una pandemia a livello mondiale, è una malattia per la quale si muore -dice la showgirl, che ha recentemente dichiarato di essere stata colpita in prima persona dal virus- Quando si tratta di vita, di salute, non è una forma di razzismo, ma di salvaguardia personale e di tutela delle persone". E sottolinea: "La Grecia è un paese che non ha una grande attrezzatura per reagire all'emergenza. Così facendo sta privilegiando la salute rispetto all'economia, ma perché devono prendersi un rischio del genere? Non hanno i pronto soccorsi attrezzati e un personale medico sufficiente, sono riusciti attraverso la prevenzione a scamparla, non me la sento di giudicare una decisione del genere".  "Così come, nella mia vita di tutti i giorni -aggiunge la Parietti- io non me la sento di giudicare le persone che oggi non si sentono ancora di uscire. E' esattamente la stessa cosa. Sono decisioni personali. Ma perché dobbiamo rompergli le scatole?".

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    Omaggio a Milite Ignoto, la lettera a Meloni

    "Gentile Presidente, in esito alla sua richiesta di cui al riferimento, si è avuta cura di sottoporre con immediatezza l'istanza all'Ufficio per il Cerimoniale di Stato e per le Onorificenze della Presidenza del Consiglio dei ministri, normativamente responsabile delle Cerimonie da tenersi in occasione di Feste nazionali". E' quanto si legge nella lettera che il Capo dell'Ufficio del Cerimoniale del ministero della Difesa ha inviato alla presidenza di Fdi, e che Giorgia Meloni pubblica sulla sua pagina Facebook, con evidenziato l'orario di ricezione, le 20, successivo alle notizie che cominciavano a circolare nel pomeriggio, sul diniego alla richiesta del centrodestra di deporre per il 2 giugno una corona al Milite Ignoto. Meloni: "Scioccata da metodi cricca Conte" "In merito -prosegue la lettera- il suddetto ufficio ha fatto pervenire una relazione nella quale indica l'impossibilità tecnica di autorizzare, per la data in esame, una deposizione ulteriore a quella del Presidente della Repubblica". La leader Fdi ha scritto quindi un post in cui si è detta "scioccata" per come la questione è stata trattata dallo staff del premier. "Volevamo solo deporre una corona d'alloro -scrive tra l'altro Meloni nel post- in memoria del Milite Ignoto. Se in quel giorno non era possibile, o non era istituzionalmente rispettoso, bastava dirlo. Invece si è pensato che anche questo nostro gesto fosse un'occasione per fare propaganda contro di noi. Perciò lo staff del premier ha passato il pomeriggio a chiamare tutti i giornali per raccontare una versione che serviva a screditarci, senza che nessuno avesse mai parlato della questione con noi".

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    Un uomo di 35 anni è morto a Portici, nel napoletano, dopo aver tentato il suicidio lanciandosi dal balcone della propria abitazione in viale Ascione.

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    Nell’ultimo periodo sono in aumento le denunce da parte di cittadini in relazione ad addebiti non autorizzati sulle proprie carte di credito, in conseguenza di raggiri via telefono noti alla polizia postale con il termine di “Vishing”. A darne notizia è la Polizia Postale e delle Comunicazioni.  La vittima di tali frodi viene contattata telefonicamente da finti operatori bancari o di società emittenti carte di credito, i quali riferendo di presunte “anomalie” nella gestione della carta di credito o del conto corrente avvisano la persona che, nel suo stesso interesse, è necessario attivare fantomatiche “procedure di sicurezza”. I truffatori richiedono quindi alla vittima di leggere a voce alta il “codice di conferma” che, proprio in quel momento, appare via messaggio sul display del telefono. Tale codice, tuttavia, altro non è che il codice autorizzativo di una transazione che in quel momento i truffatori stanno tentando di effettuare via web ai danni dell’ignara vittima. I cyber-criminali infatti, entrati precedentemente in possesso dei dati della carta di credito (numero di carta, data di scadenza e Cvv), necessitano di conoscere tale codice di sicurezza per completare una transazione in corso, e sottrarre così il denaro della vittima.  Questa, credendo in buona fede di aver agito correttamente per mettere in sicurezza il proprio conto o la propria carta di pagamento, si accorge solo successivamente (spesso, al momento della ricezione dell’estratto-conto) che vi sono in realtà movimentazioni in uscita non autorizzate, pari anche a diverse migliaia di euro, per l’acquisto di beni e servizi mai richiesti su piattaforme online. "Si sottolinea ancora una volta l’importanza di non rivelare mai a nessuno, via telefono come via social o via email, i nostri dati più sensibili, le nostre password dispositive, i Pin o i nostri codici di accesso comunque denominati - sottolinea la Polizia Postale e delle Comunicazioni - È opportuno diffidare sempre di fronte a soggetti che richiedono tali dati, presentandosi come operatori di istituzioni pubbliche, importanti aziende o istituti bancari. Utile invece procedere a semplici ed attente verifiche, contattando l’ente coinvolto che potrà confermare i nostri sospetti". Al più presto, in caso di bisogno, è bene rivolgersi alla Polizia Postale e delle Comunicazioni, a disposizione dei cittadini per ricevere denunce e per fornire ogni supporto e chiarimento, attraverso i propri uffici ed i propri canali virtuali (www.commissariatodips.it).

  • Omicidio Floyd, autopsia esclude morte per asfissia
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    Omicidio Floyd, autopsia esclude morte per asfissia

    George Floyd non è morto né per asfissia né per strangolamento. E' quanto emerso dai risultati preliminari dell'autopsia condotta sul corpo dell'uomo. Secondo quanto si legge nel referto, "gli effetti combinati dell'essere bloccato dalla polizia, le sue preesistenti condizioni di salute (ipertensione arteriosa e problemi coronarici) e potenziali sostanze tossiche hanno contribuito alla sua morte".  Nel corso dell'arresto, lunedì sera, un agente gli aveva tenuto un ginocchio sul collo per nove minuti, durante i quali l'uomo aveva più volte ripetuto di "non riuscire a respirare", prima di morire. La famiglia di George Floyd contesta l'esito dell'autopsia condotta sull'uomo e chiede che venga condotto un secondo esame, indipendente. La famiglia dell'afroamericano morto lunedì sera si è rivolta al medico legale Michael Baden perché conduca una seconda autopsia. "La famiglia non si fida di nulla che arriva dal dipartimento di polizia di Minneapolis - ha detto il legale Ben Crump - La verità l'abbiamo già vista". "Non respiro": polizia lo blocca, afroamericano muore