A Foggia la marcia dei braccianti contro il caporalato: "Schiavi mai"

Marciano ordinati e in silenzio sulla Strada sterrata che dall'ex ghetto di Rignano porta a Foggia. Indossano gli stessi berretti rossi che i loro compagni usavano per proteggersi dal sole cocente, "mentre raccoglievano i pomodori nei campi per la vergognosa paga di un euro al quintale". Sono i braccianti agricoli stranieri, per lo più africani, che hanno abbandonato la raccolta per protestare e dire no al caporalato, dopo i due terribili incidenti stradali di sabato e lunedì scorso costati la vita a 16 lavoratori.

"Basta morti sul lavoro", "schiavi mai", gli slogan scanditi durante il corteo, indetto dall'unione sindacale di base (usb), che è partito stamattina da San Severo e si concluderà davanti alla prefettura di Foggia. Nel pomeriggio, sempre nel capoluogo daino, si terrà inoltre un'altra manifestazione contro lo sfruttamento della manodopera in agricoltura, convocata da Cgil, Cisl e Uil insieme a migrantes, arci, acli, anpi, libera, caritas, cittadinanzattiva.

Tante le voci levatesi a sostegno delle due iniziative. Prima fra tutte quella del segretario Pd Maurizio Martina: "Il caporalato va sradicato, perché va garantita la dignità dei lavoratori - ha dichiarato in un'intervista ad Avvenire - Se davvero il governo è in grado di mettere in campo ulteriori interventi, li sosterremo senza se e senza ma. Ma a patto che siano azioni concrete, non slogan"

Solidarietà ai braccianti anche da parte del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi: "Ai braccianti agricoli della Capitanata auguro un pieno successo per lo sciopero di oggi. A Salvini, Di Maio e Conte chiedo tre cose. Come conciliare la lotta allo sfruttamento con la reintroduzione dei voucher in agricoltura? Come combattere il caporalato senza regolarizzare i braccianti 'clandestini'? Come 'svuotare i ghetti' e sostituirli con alloggi decenti?".

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