Schirò (Pd): ripensare sistema assegnazione dei docenti all'estero

Pol/Bac

Roma, 11 feb. (askanews) - "Anche quest'anno, purtroppo, lo svolgimento dell'anno scolastico nelle scuole che offrono all'estero una formazione in italiano o ospitano corsi di lingua e cultura italiana ha dovuto registrare disfunzioni e ritardi, talvolta anche seri, che in alcuni casi hanno compromesso per mesi l'andamento delle lezioni". Lo afferma in una nota la deputata del Pd eletta all'estero, Angela Schirò.

"In particolare - spiega - dalla Francia (Parigi, Lione, Valbonne, ecc.) mi sono pervenute lamentele e richieste di aiuto, che naturalmente, come era mio dovere fare, non ho lasciato cadere".

"Poiché, da quando è in vigore il Decreto 64 che ha rivisto gli assetti organizzativi e le procedure riguardanti l'assegnazione del contingente di personale all'estero, è la seconda volta che succede, credo sia tempo - osserva - di interrogarsi se l'assetto che si è voluto dare e la modalità che si è stabilito di seguire siano rispondenti alle reali esigenze delle famiglie, degli alunni e degli stessi istituti scolastici".

"Personalmente, mi sono fatta l'idea - prosegue Schirò - che la scelta di dividere in due il contingente operante in passato presso il Ministero degli esteri, assegnandone una metà al MIUR, e di affidare allo stesso MIUR la formazione delle graduatorie, che in passato faceva l'altro ministero, si sia rivelata incauta. Si è incrinato un know how consolidato e si sono disperse competenze che, pur in condizioni di limitazione di personale, erano riuscite ad assicurare un certo equilibrio".

"Per questo - riferisce - ho interrogato i ministri del MAECI e del MIUR per sapere se non ritengano di riconsiderare la scelta di dividere il contingente preposto a tali funzioni e se non sia il caso di ricollocare unitariamente il complesso di tutte le operazioni presso il MAECI, che in passato le aveva gestite con competenza e che in ogni caso ha i terminali giusti all'estero per monitorare direttamente le situazioni critiche".

"Dobbiamo tutti tener conto che, oltre ai diritti alla formazione di alunni e famiglie, è in gioco l'immagine del nostro Paese, spesso in confronto con quella di altri partner a livello internazionale", conclude.