Schnabel (Bce): con transizione verde rischio impatto su inflazione

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Roma, 9 gen. (askanews) - Le politiche di transizione verde potrebbero esercitare una pressione inflazionistica che, a loro volta, rischia di costringere la Banca centrale europea a ritirare prima del previsto il suo stimolo economico. L'ha affermato Isabel Schnabel, membro dell'esecutivo dell'Eurotower, in un intervento all'American Finance Association Virtual Meeting 2022.

Schnabel, che è la responsabile per le operazioni di mercato, ha sostenuto che il passaggio dai combustibili fossili a un'economia meno basata sul carbonio pone dei rischi verso l'alto alle proiezioni d'inflazione nel medio termine. "Le banche centrali dovranno valutare se la transizione verde ponga dei rischi alla stabilità dei prezzi e in quale dimensione deviazioni dai target d'inflazione dovuti a un aumento nel contributo dell'energia all'inflazione siano tollerabili e in linea con i loro mandati a mantenere la stabilità dei prezzi", ha avvertito la funzionaria di Francoforte.

Con il rimbalzo dell'economia nel 2021, dopo le secche pandemiche del 2020, c'è stato anche un aumento dei prezzi dei combustibili che ha portato nel mese di dicembre l'eurozona a un tasso d'inflazione del 5 per cento, che è un record dall'arrivo dell'euro. La Bce, dal canto suo, ha deciso di resistere alla scelta di dare una stretta alla politica monetaria, mantenendo così la politica ultra-espansiva a sostegno della crescita, perché stima che questa fiammata dei prezzi dell'energia si spegnerà.

Diverso, tuttavia, rischia di essere lo scenario con un'accelerazione della transizione verde e l'aumento improvviso dei prezzi dei combustibili contribuisce ad accelerare il processo di transizione."Dal momento che la transizione del mix energetico verso combustibili meno costosi e a minore intensità carbonica richiederà tempo, un aumento del prezzo dei combustibili, tassazioni più elevate per unventaglio di combustibili fossili e una richiesta di energia relativamente non elastica potrebbero portare a una continua pressione verso l'alto dei prezzi al consumo nel periodo di transizione", ha avvertito Schnabel.

Si tratta di uno scenario che pone "sfide sia alla politica fiscale, sia a quella monetaria" e i governo "dovranno proteggere le parti più vulnerabili della società dall'incremento dei prezzi dell'energia in un modo che non ritardi la transizione verde".

Sul fronte, invece, della politica monetaria, essa dovrà verificare se questi aumenti del prezzo dell'energia non pongano "un rischio alla stabilità dei prezzi nel medio termine", cioè "se le prospettive di un perdurante incremento dei prezzi dell'energia contribuiscono a disancorare le attese d'inflazione o se la pressione al rialzo dei prezzi minaccia di portare al di sopra del target del 2 per cento, dal momento che l'aumento dei prezzi del dei combustibili fossili e la dinamica dell'attività economica stimolano invece che comprimere la crescita, l'occupazione e la domanda aggregata nel medio termine".

Nei 19 paesi dell'Eurozona i prezzi dei combustibili fossili sono cresciuti in media di oltre un quarto e a novembre il prezzo all'ingrosso ha toccato nella regione i 196 euro per megawatt/ora.

Schnabel teme, in particolare due scenari che potrebbero innescare una spirale inflazionistica attorno alla dinamica dei prezzi dei combustibili fossili. La prima è quella della rincorsa salariale al prezzo dell'energia, un po' come accadde negli anni '70 del secolo scorso. L'economista tedesca, però, non vede al momento all'orizzonte questo rischio, anche perché le rivendicazioni sindacali appaiono "relativamente moderate".

L'altro scenario, più concreto secondo Schnabel, è che i governi intervengano in aiuto alle famiglie più povere a compensazione della bolletta energetica attraverso l'imposizione di una carbon tax.

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