Scienza & Salute: la storia epica dell'uva, tra salute e gusto

È la regina della tavola e, alla fine dell'estate, diventa la protagonista assoluta di una storia tutta mediterranea. Parliamo dell'uva, frutto prelibato, ma anche coltivazione prediletta dai greci che in antichità la trasferirono in Italia dove si consolidarono i processi di viticoltura e vitivinicoltura, come oggi li conosciamo. Il Gusto della Salute, la rubrica scientifica coordinata dall'immunologo Mauro Minelli responsabile per il Sud Italia della Fondazione per la Medicina Personalizzata, propone un percorso inebriante che parte dai vigneti, spazio scenico ideale per la letteratura europea di ogni tempo.

Le varietà di uva sono diverse, si distinguono le uve bianche dalle uve nere e le principali differenze tra esse consistono nella presenza di agenti antiossidanti e sostanze benefiche che sono maggiormente significative nella cosiddetta uva nera, con le sue diverse sfumature di violaceo. Consumare uva vuol dire fortificare i vasi sanguigni e tutelare le funzioni cardiocircolatorie, non a caso si dice che 'buon vino fa buon sangue'.

"Le controindicazioni non mancano - avverte la nutrizionista Dominga Maio - soprattutto quando l’uva viene consumata in grandi quantità. La prima osservazione riguarda l'alta percentuale di zuccheri, per questo l'uva viene da sempre limitata nei soggetti che soffrono di diabete o, comunque, di turbe glicemiche o insulinemiche. La biologa del network Polismail sfata alcuni falsi miti, primo fra tutti quello che riguarda le donne in gravidanza: l'uva può essere mangiata dalle signore in dolce attesa, con moderazione e durate il giorno, magari rinunciandovi la sera perché gli zuccheri presenti nell'uva potrebbero agitare o eccitare il feto durante le ore notturne. L'uva, invece, andrebbe esclusa dalla dieta di chi soffre di iperacidità gastrica; così come andrebbe dosata con estrema cautela nei soggetti che accusano sgradevoli disturbi da colon irritabile, in considerazione della sua azione favorente la peristalsi intestinale, specie se consumata con la buccia e con i semi".

"Le proprietà nutrizionali dell'uva sono conosciute da sempre - spiega la nutrizionista Ilaria Vergallo. Si tratta di un frutto estremamente dissetante il cui contenuto di acqua va dal 70 all'80 %, comporta un basso apporto calorico e, per questo, può essere associata nei pasti di chi intende perdere peso. Ottima per la merenda o lo spuntino, meglio quindi allontanarla dai pasti principali e abbondanti. Questo frutto è fondamentale per la diuresi e per combattere la ritenzione idrica".

"Ma l'uva non è solo questo - commenta in chiusura Mauro Minelli, che ricorda il valore strategico di una sostanza presente nell'uva - il resveratrolo, una risorsa per il cuore e le arterie dell'uomo, come dimostrato dal cosiddetto 'paradosso francese' uno studio eseguito da Serge Renaud che mise a confronto casi di morte improvvisa avvenuti in America con quelli avvenuti in Francia, verificando come i francesi, noti e consapevoli consumatori di vino, andassero incontro ad eventi gravi in numero decisamente inferiore rispetto agli americani. Oggi considerare quello concesso dal resveratrolo presente in una misurata quantità di vino bevuta a pasto l’unico elemento protettivo - avverte l'immunologo - rispetto ai rischi di malattie cardiovascolari, sarebbe probabilmente riduttivo oltre che semplicistico, ma associare quello ad altri fattori 'positivi' è senza dubbio un supporto favorevole al benessere dell’uomo, anche in relazione agli effetti antivirali del resveratrolo ampiamente dimostrati".

Uva e suoi derivati, se usati con moderazione e sapienza, "non si discutono, soprattutto in relazione a ciò che può essere preparato per le nostre tavole da chef e maestri di cucina che siano in grado di esaltare i presupposti benefici dell'uva, da sempre cara agli dei", conclude Minelli.

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