Scienziato brasiliano denuncia l'aumento della deforestazione in Amazzonia e viene licenziato

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Licenziato dopo essere stato criticato il presidente Jair Bolsonaro. È questo il destino di Ricardo Galvao, rimosso dalla guida dell’organismo che controlla la deforestazione in Brasile. Galvao ha invitato gli scienziati a non accettare di essere messi a tacere. “Gli scienziati non possono tacere, dobbiamo dimostrare la nostra forza, non possiamo abbassare la guardia”, ha affermato il 71enne fisico e ingegnere in una riunione all’Università di San Paolo (Usp) durante cui è stato applaudito da centinaia di studenti e colleghi.


Galvao è stato fino a poco tempo fa direttore dell’Istituto nazionale per la ricerca spaziale (Inpe), che osserva e misura l’evoluzione della deforestazione in Brasile. Dopo la pubblicazione di dati che indicavano un forte aumento della deforestazione in Amazzonia nei mesi precedenti, Galvao è stato accusato a luglio dal presidente di estrema destra Bolsonaro di mentire e danneggiare l’immagine del Paese. Lo scienziato ha difeso l’accuratezza dei dati pubblicati dall’Inpe e si era rifiutato di dimettersi, ma è stato licenziato all’inizio del mese. “Le autorità sono ancora indisposte quando i dati dicono cose che non vogliono sentire”, ha accusato Galvao durante il suo discorso all’Usp.

L’arrivo al potere a gennaio di Bolsonaro, noto scettico sul clima, ha suscitato molte paure per il futuro della foresta pluviale amazzonica, considerata “i polmoni del pianeta”. La Norvegia, il principale donatore per la protezione dell’Amazzonia, ha annunciato giovedì il blocco di circa 300 milioni di corone (30 milioni di euro) di sussidi al Brasile, accusato di non voler agire in quest’area. “Ciò che il Brasile ha dimostrato è che non vuole più fermare la deforestazione”, ha dichiarato il ministro norvegese dell’ambiente e del clima, Ola Elvestuen.
Il 10 agosto scorso anche la Germania ha annunciato di sospendere parte dei suoi sussidi in Brasile, ovvero 35 milioni di euro, fino a quando i numeri della...

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