Cgil: "Battaglia per cambiare il paese". Uil: "Cinque piazze piene, è il paese reale"

·4 minuto per la lettura

“Oggi ci sono cinque piazze piene. È strano dire che non rappresentiamo il Paese reale, chi è rimasto indietro. Chiediamo al governo di fare scelte diverse. Il Paese ha bisogno di risposte, che finora non sono sufficienti” afferma il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, dalla manifestazione in piazza del Popolo a Roma per lo sciopero generale di Cgil e Uil. “Sta aumentando la distanza tra il palazzo della politica e il Paese. Noi invece diamo voce al disagio sociale che c’è nel Paese. Abbiamo bisogno di prendere la parola e farebbe bene chi è in Parlamento ad ascoltarci” dice il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che parla di “avvio di una mobilitazione perché pensiamo che il Paese vada cambiato, con una riforma fiscale e delle pensioni degna di questo nome e cancellando la precarietà. È l’inizio di una battaglia”.

La protesta, accompagnata dallo slogan “Insieme per la giustizia”, si sviluppa con manifestazioni a Milano, Bari, Cagliari, Palermo e Roma.

Nel suo intervento, Maurizio Landini insiste sulla questione fiscale: “Bisogna reintrodurre il principio che le tasse devono essere pagate da tutti e non essere abbassate a tutti, no. Bisogna rispettare la progressività e il principio che chi più ha, più deve pagare” dice il segretario generale della Cgil dal palco di piazza del Popolo. Landini torna ad attaccare l’accordo di maggioranza sul fisco, chiedendo che gli 8 miliardi vadano tutti al taglio delle tasse ai lavoratori e ai pensionati a partire dai redditi più bassi e non al taglio dell’Irap, anche perché - ripete - alle imprese “sono già stati dati in questi anni 185 miliardi, senza condizionalità”. Ed ancora: “Ora stanno discutendo della rottamazione delle cartelle, gli stessi che hanno bloccato la modifica sul sistema fiscale da noi richiesta, cioè un’altra forma di condono”. Landini avverte che “se non si fanno le cose che stiamo
chiedendo, noi scioperiamo e torniamo in piazza perché non dobbiamo rispondere ad alcun Governo. Per noi questa non è la fine di un ciclo di manifestazioni, per noi è l’inizio perché non rinunciamo all’idea di una riforma delle pensioni, del fisco e della lotta alla precarietà. Ora ancora con più forza. Le piazza di oggi ci dicono che non siamo isolati”. Oggi nel Paese “c’è il rischio di una rottura democratica, di rappresentanza tra le persone e il palazzo della politica”.

Secondo i primi dati, tra i metalmeccanici l’adesione è all′80%. “Lo sciopero sta andando molto bene, noi stiamo facendo assemblee in tutti i luoghi di lavoro da due mesi” afferma Francesca Re David, leader Fiom, in piazza del Popolo a Roma. “Naturalmente l′80% è un dato molto significativo e dice il malessere dei lavoratori che non si sentono rappresentati in questo Paese”. Secondo i dati della Fiom in particolare ad Acciaierie Italia ha incrociato le braccia il 70% dei lavoratori, a Lamborghini il 90% degli operai e il 60% degli impiegati, a Berretta Brescia il 95% degli operai e l′80% degli impiegati, all’Ast Terni il 90% con un’adesione dell′80% nell’indotto, a Nuovo Pignone Firenze l′85%, ad Almaviva Roma il 90%, a Magneti Marelli di Napoli il 95%, a Dana Graziano di Torino l′85%, a Electrolux di Porcia il 70%, alla Vitesco Tecnologies di Pisa ha scioperato il 100% degli operai e il 60% di impiegati.

Nel settore elettrodomestici di Fabriano, riferisce ancora la Fiom, si registra un’adesione del 95% ad Ariston Cerreto, dell′80% ad Ariston Genga, dell′85% ad Ariston Albacina, del 90% a Thermowat, del 90% a Electrolux, del 50% ad Antonio Merloni, dell′80% a Whirlpool, del 90% ad Elica del 75% a Faber.

Le reazioni. Dura la posizione del leader della Lega Matteo Salvini. “Siamo davanti a uno sciopero-farsa contro l’Italia e i lavoratori, la Cgil ci aiuti a ricostruire il Paese anziché bloccarlo”. Più accomodante Giuseppe Conte. “Mi auguro che non ci sia nessuno scollamento con il Paese. Stiamo vivendo una situazione difficile, chiaramente c’è un malessere diffuso che la classe politica non può trascurare” afferma il leader M5S, annunciando che “la settimana prossima incontrerò i sindacati e le associazioni di categoria per capire le loro ragioni”. Carlo Calenda twitta criticando le parole di Pierpaolo Bombardieri: “Per lui il resto dell’Italia è il paese irreale. La pretesa di rappresentare tutto il paese ‘buono e operoso’ conto ‘i palazzi’ non è solo un esempio di populismo sindacale ma anche un’affermazione ridicola, visti privilegi dei leader sindacali”. Per il coordinatore di Forza Italia Antonio Tajani, “lo sciopero è dannoso per la ripresa. È stata appena decisa la proroga dello stato di emergenza e quando c’è una emergenza si lavora per gli interessi del paese. Fare lo sciopero quando c’è una lenta ripresa e quindi bloccarla mi sembra una cosa priva di senso non è questo il modo di andare incontro ai lavoratori”. Secondo Giorgia Meloni, fare uno sciopero ora “non mi pare che aiuti”; per la leader di Fratelli d’Italia “lo sciopero va a rallentare la nostra economia ulteriormente e il prezzo lo pagheranno le fasce più deboli proprio quelle che i sindacati dicono di voler tutelare con questa mobilitazione”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Leggi anche...

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli