Scissione Pd, Pierfrancesco Majorino: “La sinistra smetta di pensare alle poltrone”

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Il recente insediamento del governo giallorosso e la scissione Pd che ha portato alla nascita di Italia Viva hanno modificato gli equilibri politici nel panorama italiano ed europeo. L’eurodeputato dem Pierfrancesco Majorino, intervistato da Notizie.it, racconta le conseguenze che la caduta del governo Lega-M5s all’interno dell’Europarlamento e spiega perché l’addio di Renzi è “un grave errore. La sinistra deve smettere di parlare di poltrone“.

Intervista a Pierfrancesco Majorino

Alle elezioni europee di maggio è stato eletto eurodeputato per il Pd. Com’è stata accolta dall’Europarlamento la caduta del governo gialloverde e l’insediamento del nuovo governo?

A parte tra i gruppi più vicini alla Lega, c’è grande soddisfazione. Salvini è molto temuto, perché è vicino a quei movimenti che vogliono mettere in discussione l’Europa. Più che una simpatia per chi c’è ora al governo, c’è una soddisfazione per il fatto che non c’è più lui. Ovviamente si sa che non sarà una passeggiata: il nuovo governo non ha creato una cassaforte che prima non esisteva da aprire per trovare le risorse e risolvere i problemi dell’economia italiana. Ora c’è un’opportunità in più, ma sarà comunque una sfida difficile.

La scissione Pd

Perché ha deciso di non seguire Matteo Renzi dopo l’annuncio della scissione?

È ovvio che io non lo segua, dal momento che ho una storia politica completamente diversa. Aderisco al progetto del Pd e ritengo la scissione un errore grave. Credo che la sinistra debba smettere di dividersi e, anzi, unirsi, magari parlando un po’ meno di poltrone e mettendo maggiormente al centro i progetti per il lavoro, per affrontare il grande tema ambientali, la gestione dell’immigrazione e la lotta alla povertà, che sono poi le sfide del governo. Credo che su questi terreni si debba lavorare al massimo. Faccio gli auguri a quelli che hanno aderito alla scissione ma, a questo punto, si guarda avanti.

Commentando la decisione di Renzi, ha dichiarato: “Non basta essere meno per andare d’accordo. Il Pd deve rigenerarsi totalmente”. Com’è possibile, nella pratica, arginare la frammentazione del centrosinistra?

Credo che il Pd vada ribaltato completamente, dal punto di vista della sua organizzazione sul territorio e delle figure che vanno coinvolte. Il partito ha bisogno di essere meno un insieme di correnti e più un luogo aperto, che fa grandi campagne su temi che riguardano principi e valori di fondo, che dialoga con i ragazzi e le ragazze che giustamente stanno alzando la voce sui problemi legati al cambiamento climatico. In questo bisogna andare avanti con grande decisione. Zingaretti può essere quello che innesca questo grande lavoro di ricostruzione, ancor più di quanto è stato fatto in questi mesi.

Romano Prodi ha attribuito l’addio di Renzi al personalismo, paragonandolo a Berlusconi, Trump e Bolsonaro. Quali crede siano le ragioni del gesto dell’ex premier? Era una mossa prevedibile?

È una mossa largamente annunciata, sicuramente, ma non ne ho del tutto compreso le ragioni. Da una parte c’è il personalismo di cui parla Prodi, dall’altra c’è anche un logoramento dei rapporti. A questo punto, però, c’è solo da prenderne atto. Rispetto chi ha fatto questa scelta, ma ora voglio pensare al Pd e al governo, non tanto a Italia Viva.

Quali potrebbero essere le conseguenze della scissione per la stabilità del gruppo parlamentare in Europa?

In Europa c’è grande compattezza. Non prevedo nessuna crepa. Sicuramente ci sono europarlamentari che guarderanno con simpatia al progetto di Renzi, ma sono convinto che nulla metterà in discussione la nostra coesione. Del resto, la forza del Pd al Parlamento Europeo è il fatto di essere un gruppo molto ampio, con una lista che va oltre i dem. C’è un ottimo clima e continuerà a esserci nelle prossime settimane.

Secondo l’attuale capogruppo Pd nel Consiglio comunale di Milano, Filippo Barberis, tutti i consiglieri hanno espresso la volontà di restare nel partito. Lei conosce bene il Consiglio, avendone fatto parte come capogruppo e assessore. Crede che in futuro la situazione potrebbe cambiare?

Non lo so, ma non ho motivo di dubitare di quello che dice Filippo. Mi fido di lui e mi auguro che abbia ragione.

Casa Comune

Il 27 settembre presenterà il progetto Casa Comune. Quali sono gli obiettivi principali dell’iniziativa?

Sarà una rete di attivisti sui temi dei diritti civili e sociali, un’associazione e un luogo di formazione e informazione. Sarà qualcosa di molto vivace. Voglio raccogliere con questa rete anche le persone che sul piano partitico non sempre la pensano allo stesso modo, ma che vogliono stare insieme per far vincere la promozione dei diritti sociali e civile, senza farsi incantare dalle sirene della paura.

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    Tra le dune di sabbia del Sahara settentrionale vivono le formiche più veloci al mondo. Sono le formiche d'argento, "Cataglyphis bombycina", capaci di percorrere una distanza pari a 108 volte la propria lunghezza solo in un secondo. A rivelarlo è stato uno studio condotto dall'Università di Ulm, in Germania. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Experimental Biology. Che le formiche d'argento siano "toste" lo si può già intuire da come riescono a sopravvivere in un habitat così ostile come il deserto del Sahara, dove la temperatura della sabbia può arrivare di giorno a superare anche i 60 gradi Centigradi. Ecco perché queste formiche hanno dei peli color argento che ricoprono sia il dorso che i lati del loro corpo. In questo modo riescono a disperdere il calore meglio. Si tratta di una caratteristica evolutiva, la stessa che consente a queste formiche di uscire alla scoperto nelle ore più calde della giornata per trovare cibo.Ma la resistenza non è la sola abilità delle formiche d'argento. Pare infatti che siano molto veloci. Nel nuovo studio i ricercatori hanno scoperto che le formiche d'argento riescono a raggiungere velocità pari a 85,5 centimetri al secondo. Dopo averle osservate e filmate, gli studiosi sono riusciti a capire che qual è il segreto di questa velocità. Pare infatti che le formiche d'argento abbiano zampe più lunghe rispetto alle altre formiche e queste consentono loro di compiere ben 40 passi al secondo.Fonte: Wikipedia/AntWeb.orgPiù precisamente, queste formiche sono in grado di coprire 85,5 centimetri al secondo in 47 passi, più di 10 volte la velocità del passo di Usain Bolt. Inoltre, mentre la maggior parte degli insetti per muoversi utilizza tre delle sei zampe alla volta, le formiche d'argento riescono a sincronizzare alla perfezione il moto di tutte e sei le zampe, riducendo così il rischio di affondare nella sabbia. "Queste caratteristiche possono essere convenienti in un ambiente sabbioso - concludono gli autori dello studio - potrebbero, infatti, impedire alle zampe dell'animale di affondare troppo profondamente nella sabbia e rallentarlo".

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    “Per i prossimi 5 anni sono disposto a sacrificare lavoro e famiglia e in ogni caso il 28 mattina mi sveglierò sereno perché so che a 70 anni non avrò rimorsi per non aver accettato questa sfida”. Parla così in una breve intervista al Corriere della Sera Vincenzo Bianconi, il candidato Pd-5S al vertice della Regione Umbria, che sa che “non sono tanti gli imprenditori che si mettono in gioco”, in Umbria come in Italia. Per poi aggiungere: “Un mese fa non c'era proprio partita. Oggi siamo competitivi”.Certo, “Salvini è qui in Umbria tutti giorni” e “sta attuando il metodo già visto in Sardegna”, ma Bianconi è sicuro che “dopo le elezioni, al di là risultato, Salvini non si farà più vedere”. Ma perché una Regione come l'Umbria, governata da sempre da sinistra e centro, rischia oggi di svoltare a destra? Per il candidato Pd-5Stelle la spiegazione risiede nel fatto che l'Umbria “paga una flessione in termini di Pil superiore ad altre Regioni” anche se definirla “bombardata è offensivo nei confronti degli umbri e della classe politica che ha governato negli ultimi 50 anni”.Bianconi poi promette subito una legge “sulla democrazia partecipata per instaurare un metodo d'ascolto con le nostre comunità” e un consiglio regionale “itinerante” mentre in Giunta ci saranno “i migliori” cercati anche con una call nazionale. E Pd e 5Stelle in guerra per anni, hanno sotterrato l'ascia? “Pd e M5S, hanno avuto il coraggio di mettersi in discussione. E ora c'è una grande collaborazione” assicura il candidato.

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    Conoscono la materia fiscale meglio di chiunque altro, anche quei cavilli che generano a volte dei risparmi non trascurabili. Di norma si occupano di tenere in ordine i conti dei clienti, che siano i bilanci di società o delle semplici dichiarazioni dei redditi. Sono i “dottori commercialisti”, un esercito di 118 mila professionisti, che come tutti gli anni in questo periodo tengono gli occhi puntati sull'evoluzione febbrile della legge di bilancio.A maggior ragione quest'anno che il governo giallorosso ha dichiarato con fermezza guerra all'evasione fiscale e, proprio loro, sono finiti nell'occhio del ciclone per l'annuncio di un fantomatico “daspo”, ossia l'interdizione dall'attività per l'aiuto o la connivenza nei confronti dei clienti evasori, che si è rivelato alla fine una fake news.Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri si è affrettato a smentire pubblicamente l'indiscrezione perché comportamenti illeciti di questo tipo sono già sanzionati dalle leggi vigenti. Ma il danno d'immagine ormai consumato si è abbattuto, numeri alla mano, su una categoria che è meno ricca e avvantaggiata nella maggioranza dei casi di quanto si possa pensare. Alle prese con una concorrenza altissimaI commercialisti italiani sono iscritti a ben 131 ordini territoriali. Se ne trova uno in ogni capoluogo di provincia e la parte restante in alcune città più grandi della media. Secondo l'ultimo report della Fondazione di categoria, al 1° gennaio erano iscritti all'ordine nazionale in 118 mila, ossia un commercialista ogni 510 abitanti, bambini e pensionati inclusi. Un numero elevato che rende questa professione altamente competitiva. In particolare, nelle regioni del sud, dove si registra la concentrazione più alta. In Puglia, ad esempio, c'è un commercialista ogni 405 persone, in Campania ogni 411 e in Abruzzo ogni 412.Al contrario nelle regioni del nord ce ne sono di meno. E infatti, fatta eccezione per la Sardegna, nelle province autonome di Trento e Bolzano ne risulta uno ogni 741 abitanti, in Val d'Aosta ogni 688 e così via. Sarà stata forse questa differenza e quindi una maggiore possibilità di trovare impiego ad aver determinato negli ultimi dieci anni un tasso di crescita del numero degli iscritti più alto al nord, con Trento e Bolzano (+30,4%) e l'Emilia-Romagna in testa (+29,5%) e più limitato al sud.In generale, comunque, quella del commercialista è una professione in crescita, tanto è vero che dal 2008 soltanto la Liguria (-6,6%) e la Basilicata (-1,2%) hanno mostrato un tasso negativo in un quadro che complessivamente a livello nazionale ha segnato più 10,4%. La differenza “storica” nel numero degli iscritti tra nord e sud va, quindi, per questo motivo assottigliandosi.Resta, invece, per il momento cristallizzata quella retributiva con una forbice molto ampia che parte da un reddito medio di 24 mila euro dichiarato in Calabria e arriva a uno di 107 mila a Trento e Bolzano. Una disparità che oltre al fattore concorrenza è probabilmente correlata anche col diverso costo della vita. Per i commercialisti guadagni in caloLa Fondazione ha elaborato il reddito medio annuo del commercialista italiano incrociando i dati delle varie casse di previdenza. Il risultato supera di poco i 59 mila euro, ma come si è visto la variabilità sul territorio è elevata. Gli ordini con i redditi più ricchi sono tutti al nord: Bolzano (133 mila), Milano (109), Lecco (91), Sondrio (89), Verbania (88), in generale tutto il nord si attesta sugli 81 mila euro di media. Gli ordini meno ricchi sono al sud e parliamo in primis di Cosenza (22 mila), Sala Consilina (22), Palmi (22), Enna (21), Vibo (20). In generale, in tutto il sud la quota si ferma a 30 mila euro.Ferme restando le differenze territoriali, nell'ultimo decennio i commercialisti non hanno visto crescere i propri compensi. Anzi, come evidenzia sempre la Fondazione, la quota Irpef dichiarata in media si è ridotta dello 0,7%. La crisi economica che si è scagliata sul paese dal 2012 in poi ha avuto delle ricadute evidenti sulla ricchezza anche di questa categoria, che da allora non è ancora riuscita a recuperare i livelli di reddito precedenti. Andando a osservare il valore reale e non nominale delle dichiarazioni, infatti, dal 2008 i commercialisti hanno perso l'11,9% del reddito annuo.Il reddito medio non restituisce comunque un'idea veritiera di quanto guadagni il “commercialista medio” perché il valore può essere falsato dai pochi che presentano redditi molto alti. In questo caso può essere d'aiuto prendere in considerazione il valore mediano che taglia in due segmenti la distribuzione: il commercialista che si pone a metà nella lista tra quello più ricco e il più povero guadagna 33 mila euro e quindi tutti quelli posizionati prima di lui meno. Una differenza così evidente tra media e mediana, tra 59mila e 33mila euro, suggerisce, appunto, che ci sia una grande disparità nel reddito tra pochi super pagati da una parte e la stragrande maggioranza dall'altra. Liberi professionisti: una storia comuneLe parcelle astronomiche di pochi professionisti in contrasto con la retribuzione modesta dei restanti colleghi, caratterizza non solo il mondo degli esperti contabili. È la situazione tipica delle libere professioni in tanti altri campi. Per fare qualche esempio, vale per gli avvocati, che da praticanti non superano di solito i 3-400 euro al mese e vale ancora di più per i giornalisti. Il reddito medio del giornalista che si attesta addirittura a 61 mila euro, pubblicato dall'ente previdenziale della categoria (Inpgi), infatti, è stato calcolato soltanto sui pochi giornalisti (appena 17 mila) con rapporti di lavoro attivi e contrattualizzati.Se l'analisi viene fatta inglobando anche i freelance e quindi anche una buona parte di coloro che lavorano utilizzando una partita Iva, il 66% non supera i 35 mila euro annui, almeno secondo l'osservatorio sul giornalismo dell'Agcom. Per quanto riguarda il numero di iscritti all'ordine, sia i commercialisti che i giornalisti superano la soglia dei 110 mila, ma risultano più che doppiati dagli avvocati che arrivano a quota 247 mila. Di avvocati se ne contano, infatti, 4 ogni 1000 abitanti contro i 2,7 commercialisti e 1,8 giornalisti. Le disparità, all'interno degli ordini professionali, non riguardano solo i redditi e le regioni di esercizio. Gli avvocati ad esempio hanno la percentuale più alta di donne (47,2%), quasi la metà, a differenza dei commercialisti (31,6%) dove, invece, le differenze di genere sono evidentemente assai più marcate. Non è un lavoro per giovaniSe le commercialiste sono meno di un terzo, a mancare in modo ancora più evidente è un'altra categoria: i giovani. I commercialisti al di sotto dei 40 anni risultano appena il 18,4%, contro il 64,7% della fascia 40-60 anni. Negli ultimi dieci anni la fascia dei giovani è crollata dell'11,5%. Evidentemente questa professione è diventata meno attrattiva di quanto lo fosse in passato, vuoi per la minore prospettiva di guadagno o per la maggiore difficoltà associata al lavoro stesso, che dipende moltissimo dalle leggi che riguardano il mercato del lavoro così come da quelle di bilancio, che anno dopo anno introducono sempre nuove variabili e rendono più complicata la vita proprio ai commercialisti. Questo non significa che il numero dei praticanti, oggi 13.751, sia in diminuzione. Al contrario, il numero assoluto cresce di anno in anno: nel 2019, ad esempio, ce ne sono 189 in più rispetto all'anno precedente rispetto (0,7%). Tuttavia, è il tasso di crescita, per così dire, che diminuisce: aumentano, ma sempre meno. E anche in questo caso le differenze regionali pesano: il nord è in attivo (+2%) e il sud in negativo (-2%). I commercialisti al di sotto dei 40 anni, d'altronde, sono maggiormente concentrati nell'Italia settentrionale e gli ordini in assoluto con più giovani sono appunto Trento, Bolzano, Sondrio, Padova e Milano. La scelta delle giovani leve di svolgere il praticantato nelle città del nord non sorprende in quanto presumibilmente dettata dall'aspettativa di una paga migliore e da una concorrenza meno forte. Gli addetti alla contabilità in EuropaA livello europeo, l'Italia in termini assoluti è il terzo paese tra i 28 dell'Unione per numero di impiegati in aziende contabili. Tuttavia, un confronto è davvero difficile. Le statistiche di Eurostat, infatti, racchiudono tutte le tipologie professionali che lavorano in società di contabilità, revisione, consulenza. Quindi non solo i commercialisti, ma anche segretari o avvocati. E infatti nelli ultimi dati disponibili, relativi al 2017, vediamo che in Italia nel settore ci sono complessivamente 270 mila addetti, un numero ben più alto dei 118 mila iscritti all'albo dei dottori commercialisti. La Germania che è al primo posto ne presenta 437 mila e il Regno Unito al secondo 379 mila.Tuttavia, come spesse accade, la fotografia è del tutto diversa se si calcola il numero degli addetti in base alla popolazione. Il rapporto tra lavoratori di aziende contabili ogni 1000 abitanti porta l'Italia (4,4) a metà classifica, preceduta da diversi altri paesi. In particolare, da paesi noti per il loro regime fiscale agevolato come Lussemburgo (25,23) e Malta (7,7), ma anche Slovacchia (6), Ungheria (5,9) e Lettonia (5,9). Agli ultimi posti, invece, il Belgio (2,8), la Francia (2,6) e la Romania (1,2).In conclusione, nonostante il numero assoluto di commercialisti e addetti al settore contabilità nel nostro paese sembri molto alto, in realtà se lo calcoliamo in rapporto alla popolazione siamo in linea con la maggior parte dei paesi europei. Senz'altro il settore contabile è affetto da una elevata concorrenza che si traduce in redditi non particolarmente elevati, in particolare al sud Italia dove la concentrazione è più alta.La crisi economica ha abbattuto i salari reali dell'11,9%, oltre la metà dei commercialisti del paese guadagna meno di 33 mila euro all'anno e grazie ai continui cambiamenti in ambito legislativo sia nel settore del lavoro che nella programmazione finanziaria annuale, la professione è diventata anche molto più complessa e faticosa da esercitare. Forse per questo negli ultimi anni la diventare commercialista non è più il sogno di tanti giovani, tanto è vero che oggi i professionisti sotto i 40 anni l'11,5% in meno di dieci anni fa.

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    Trump lo ha fatto salire sul palco dell'East Room della Casa Bianca, dopo aver incontrato Mattarella. Annunciandolo ha detto: "È un uomo che stimo moltissimo". Lui è americano di adozione, ma Mario Gabriele Andretti si sente italiano, appena può, parla italiano, ha gusti e passioni legate all'Italia. Che partono da Montona, Istria, il 28 febbraio 1940 dov'è nato, quando quel territorio era ancora parte integrante del nostro paese per essere annesso, nel 1948, all'allora Jugoslavia, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Fino ai 15 anni, è cresciuto in un campo profughi a Lucca, in Toscana, quand'è emigrato con la famiglia a Nazareth, Pennsylvania.Dell'Italia mantiene anche la faccia, le espressioni, il talento e la simpatia per le donne (corrisposta), anche se, come ogni italiano vero, è legato strettamente ai valori della famiglia, alla moglie, ai figli. Che cura come il buon vino che produce in California e come i motori delle automobili coi quali ha un rapporto particolare da sempre. Come il fratello gemello, Aldo, che è diventato anche lui pilota, come del resto figli, nipoti e pronipoti. Tramandando una tradizione-icona, insieme alla storia di una brava persona, cordiale, aperta, sincera. La carriera di 'Piedone'In Italia lo chiamavano “Piedone”, perché aveva il piede pesante, sempre bello premuto sull'acceleratore. Sin da quando, bambino, addirittura dai due anni, come racconta mamma Rita, toglieva i coperchi dalle pentole di cucina e si trascinava col fratello per i corridoi sbattendo sui muri in improbabili corse di automobilismo. A cinque anni, aveva già costruito qualcosa di più verosimile, di legno, a tredici correva già in pista ad Ancona nella Formula junior, sognando di emulare il mitico Ascari da cui era rimasto ipnotizzato nei testa a testa contro Fangio.Cittadino Usa dal 1964, Mario ha corso in tutte le categorie possibili, a cominciare dalla formula Nascar, per continuare con le Indy, aggiudicandosi nel 1969 la 500 miglia di Indianapolis, facendosi un nome nel campionato USAC, e vincere anche nella Formula 5000. Intanto, alternandosi col circuito americano, aveva fatto capolino nella Formula 1, conquistando la pole position già al debutto, a Watkins Glen, nel 1968, con la Lotus, ed aveva iniziato la storia d'amore con la Ferrari, aggiudicandosi il Gran Premio del Sud Africa del 1971 la prima volta che guidò una Rossa.Nei cinque anni stabili in Formula 1, entrò nella storia dell'automobilismo Usa diventando il primo ed ultimo pilota a stelle e strisce ad aggiudicarsi un Grand Prix a Long Beach nel 1977 (e tale è rimasto fino al 2018), poi conquistò il Mondiale con sei successi sulla Lotus nel '78. Anche fu un giorno tragico: il compagno di squadra Ronnie Peterson morì la sera in ospedale per le complicazioni di un incidente in gara.Nell'82, sostituì per due gare l'infortunato Didier Pironi alla Ferrari, e conquistò il suo momento di gloria con la casa di Maranello strappando la pole position a Monza dove finì al terzo posto, fra un tripudio di pubblico che certamente non ha ami dimenticato. Così come fu epico per lui il successo coi prototipi alle 12 ore di Sebring, in Florida, sempre con la Ferrari, lasciando al secondo posto Steve McQueen, l'attore che, come noto, aveva la passione per l'alta velocità.Andretti ha vinto Indianapolis nel 1969, in 29 tentativi, ma ha avuto tanti incidenti e infortuni che la gara si è identificata con lui e in America l'hanno chiamata The Andretti Course. Nel '72 ha firmato la 24 ore di Daytona. Malgrado decine di partecipazioni fra cui spicca il secondo posto nel 1995, non è mai riuscito a trionfare alla 24 ore di Le Mans, dov'ha corso l'ultima volta a 60 anni, sei stagioni dopo il ritiro ufficiale.Quand'aveva già lasciato il testimone ai figli, Michael (anche lui campione Indy come Mario) e Jeff; col nipote John che è subentrato anche lui in pista nel 1988 e il pronipote Marco che ha debuttato a nelle 500 miglia di Indianapolis nel 2006. Se dite Andretti, dite velocità, dite Mario, la sua scuderia, il suo “piedone”, la sua passione tutta italiana.

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    Afd ha il sospetto che Greta Thunberg sia manovrata da Putin

    Russia Today, testata espressione del Cremlino, parla di "trolling di alto livello". E appare in effetti curiosa l'interrogazione con la quale Joerg Meuthen, portavoce federale e europarlamentare del partito nazionalista tedesco 'Alternative Fuer Deutschland', ha chiesto alla Commissione Europea di indagare su Friday for Future, la mobilitazione ambientalista guidata da Greta Thunberg, per verificare se sia orchestrata da Mosca. Appena due settimane fa il presidente russo, Vladimir Putin, aveva definito la giovane attivista svedese "carina ma poco informata". Ed è ironico come la stessa Afd, come altri partiti nazionalisti europei, sia stata accusata spesso a sua volta di essere sostenuta da Mosca. Non si può poi non osservare che a un Paese come la Russia, la cui economia è così dipendente dalle esportazioni di idrocarburi, un'Europa che abbandona i combustibili fossili non farebbe esattamente comodo. Minacce ibrideNella lettera, pubblicata sul sito del Parlamento Europeo, Meuthen identifica Friday for Future, Greenpeace e le navi Ong che soccorrono i migranti nel Mediterraneo come possibili "minacce ibride", ovvero "strumenti convenzionali o non convenzionali utilizzati in modo coordinato da entità statali e non statali per ottenere uno specifico obiettivo politico". Tali soggetti, sottolinea Meuthen, "sono gestiti in maniera professionale e contano su significative fonti di finanziamenti".Dietro gli scioperi degli studenti per il clima, osserva ancora l'esponente di Afd, che ha posizioni scettiche sui cambiamenti climatici, "c'è la societa' per azioni 'We Don't Have Time', fondata dal manager delle pubbliche relazioni Ingmar Rentzhog nel 2017 allo scopo di creare 'la maggiore rete sociale al mondo per l'attivismo climatico' e in tal modo fare più soldi possibile"."Simili campagne stanno avendo al momento un forte impatto sulla politica a danno di altri obiettivi - quali assicurare la prosperità, l'occupazione o un approvvigionamento energetico sicuro - fino a contribuire a una perdita di competitività globale e a un impoverimento dell'Europa", aggiunge​ Meuthen, che chiede quindi alla Commissione "se ha finora indagato su queste campagne in quanto minacce ibride e, nel caso, con quali risultati; se, in caso contrario, la Commissione intende farlo e se, pur in assenza dei risultati di una simile indagine, la Commissione può escludere che queste campagne siano finanziate e manovrate dalla Russia".

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