Sclerosi multipla, trapianto staminali efficace per forme più aggressive

(Adnkronos) - Trapianto autologo di cellule staminali del sangue contro le forme più aggressive di sclerosi multipla, che colpiscono il 10-15% dei pazienti. Questo trattamento, cominciato in via pionieristica nei primi anni 2000, si conferma ormai efficace a lungo termine per quei casi che non rispondono alle terapie tradizionali e progrediscono molto velocemente, secondo i risultati di uno studio italiano presentato al congresso dell'Ectrims, il più importante evento scientifico dedicato alla ricerca sulla sclerosi multipla, in corso ad Amsterdam. A 10 anni dal trattamento, nel 70% dei pazienti la malattia non è progredita e la disabilità si è stabilizzata. In molti casi si osserva anche un miglioramento del quadro neurologico, duraturo nel tempo.

Lo studio, condotto da Gianluigi Mancardi e da Giacomo Boffa, del Dipartimento di neuroscienze dell'Università di Genova, ha analizzato l'efficacia a lungo termine del trapianto di cellule staminali ematopoietiche dello stesso paziente, sottoposto prima a chemioterapia per 'spegnere' il sistema immunitario troppo reattivo. Per eliminare l'infiammazione del sistema nervoso che caratterizza la sclerosi multipla, infatti, la procedura prevede che si effettui un'intensa immunosoppressione iniziale, per poi eseguire una re-infusione delle cellule staminali ematopoietiche precedentemente raccolte dal paziente stesso, necessarie alla formazione di un nuovo sistema immunitario, più tollerante e meno aggressivo. Nello studio sono stati esaminati i dati di tutti i pazienti con una forma aggressiva di sclerosi multipla sottoposti al trattamento in Italia dal 1998 al 2019.

"Il trapianto autologo - commenta all'Adnkronos Salute Gianluigi Mancardi, uno dei pionieri di questo trattamento - è una delle opzioni più importanti nel momento in cui ci si accorge che la persona non risponde alle terapie tradizionali. Questo permette anche di intervenire quando il paziente ha ancora delle possibilità di recupero. Nel tempo la sicurezza della terapia è molto aumentata e il rischio di mortalità sta progressivamente diminuendo e ora è intorno allo 0,3%".