Scontri fra milizie a Tripoli causano 13 morti fra cui anche un bambino

Hazem Turkia / Anadolu Agency / Afp

AGI - Tredici persone, tra cui un bambino, sono morte e altre trenta sono rimaste ferite negli scontri tra le milizie libiche a Tripoli scoppiati nella notte tra giovedì e venerdì e ripresi a mezzogiorno.

I combattimenti sono degenerati in pesanti scontri a fuoco nell'Est della città, vicino al campus dell'Università di Tripoli e al Tripoli Medical Center, dove molte persone avevano cercato rifugio durante la notte per sfuggire alle violenze.

I combattimenti hanno seminato il panico nelle strade trafficate e nei giardini durante le torride notti estive tra due influenti gruppi armati della Libia occidentale: la forza al-Radaa e la Brigata rivoluzionaria di Tripoli.

Gli scontri della notte hanno provocato "tredici morti, inclusi tre civili, tra cui un bambino di 11 anni, e trenta feriti", secondo il Servizio di ambulanza e soccorso di Tripoli, citato dal canale televisivo Libya al-Ahrar.

Un'altra brigata denominata 444 è intervenuta questa mattina per tentare di avviare una mediazione, posizionando i propri mezzi militari in una zona cuscinetto nella rotonda di Fornaj (a est di Tripoli), prima che anche questa diventasse bersaglio di un intenso fuoco pesante, ha osservato un fotografo dell'Afp.

I precedenti scontri tra le milizie risalivano al 10 giugno scorso e avevano provocato la morte di un miliziano, ma erano anni che non si verificavano vittime civili nella capitale.

Secondo Osama Ali, portavoce del Servizio di ambulanza e soccorso, una sessantina di studenti, bloccati nei dormitori universitari a causa degli scontri, sono stati evacuati dalle ambulanze al Tripoli Medical Center, nella zona dove sono poi ripresi gli scontri. Immagini e video postati sui social network mostrano decine di veicoli, con le porte aperte in mezzo alle strade, abbandonati dai loro conducenti per ripararsi dal fuoco.

"Abbiamo passato la notte nel seminterrato, i nostri figli sono ancora terrorizzati", ha detto Mokhtar al-Mahmoudi, un padre che vive nel distretto di Fornaj. Malek al-Badri, 27 anni, ha raccontato di aver usato il suo navigatore Gps per evitare le strade principali e per andare a prendere sua madre: "Senza Google Maps, mi sarei perso e Dio solo sa dove sarei finito nel cuore della notte".

Per il giovane "Tripoli non troverà pace in presenza di questi gruppi armati". I voli della Libyan Airlines dal Cairo e al-Alamia (Global Air) da Bengasi, che dovevano atterrare all'aeroporto di Mitiga, non lontano dagli scontri, sono stati dirottati su Misurata, a 200 chilometri a est di Tripoli.

La direzione dell'aeroporto di Mitiga ha dunque sospeso il traffico aereo fino a nuovo avviso. Questi scontri sono sintomatici del caos in cui è piombata la Libia dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011 e dal quale non è mai riuscita a districarsi, con due governi che si contendono il potere da marzo: quello di Tripoli, in carica dall'inizio del 2021 sotto l'egida dell'Onu per guidare la transizione fino alle elezioni e un governo formato a marzo e sostenuto dal Parlamento, che ha temporaneamente stabilito il suo quartier generale a Sirte in attesa di riuscire ad insediarsi nella capitale.

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