Scontri Genova, parla il giornalista di Repubblica in ospedale

giornalista ferito

Il giornalista di “La Repubblica” Stefano Origone, percosso a manganellate giovedì 23 maggio 2019 da un gruppo di poliziotti durante gli scontri tra antifascisti e sostenitori di Casapound, è stato operato alla mano nel reparto intensivo dell’ospedale Galliera di Genova. I medici hanno ridotto le fratture riportate e hanno dichiarato che le ossa erano “sbriciolate”. Il giornalista ha riportato anche una costola rotta, a causa della quale non riesce a respirare bene. Durante il ricovero, alcuni colleghi hanno fatto visita al cronista, che non si è risparmiato dal confessare di essere rimasto esterrefatto dall’atteggiamento delle forze dell’ordine nella situazione di caos che ha sbaragliato piazza Corvetto.

Gli scontri

Si è ritrovato in mezzo alla furia della guerriglia urbana il giornalista Stefano Origone, che in un attimo è stato travolto da una folla imbestialita e da un plotone di agenti della polizia che hanno caricato i protestanti, prendo a manganellate lui e altri antifascisti.

Il giornalista è stato contattato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal Presidente della Camera Roberto Fico, che gli hanno chiesto del suo stato di salute. I colleghi del cronista si sono detti allibiti per il disinteresse dimostrato dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini e dal resto dell’esecutivo, Conte e Di Maio compresi.

Non sono mancate, invece, le visite in ospedale dal questore di Genova, Vincenzo Ciarambino, e dal capo della squadra mobile Marco Calì. Origone ha anche ricevuto una telefonata dal prefetto del capoluogo ligure, Fiamma Spena, che ha dichiarato di essere dispiaciuta dall’accaduto.

Giovanni Toti è andato a trovarlo di persona: “Anche io ho fatto il giornalista e ho assistito a mille cariche della polizia: i caschi sugli occhi, gli scudi antiproiettile, le maschere antigas, i lacrimogeni… non vedi nulla, ti dicono che devi sgomberare e allora sgomberi. È stato un tragico errore” ha detto il governatore. “In tutta questa storia ci guadagnano solo dieci squinternati di Casapound: una città devastata, un giornalista picchiato, due auto incendiate e per loro una pubblicità che neanche Zingaretti, Salvini o Di Maio”.