Scontro su delega fiscale, la Lega si sfila

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I contraccolpi del voto non si fanno attendere. Il premier Mario Draghi cerca di tenere lontane da Palazzo Chigi le nuvole che agitano la maggioranza, eppure la Lega - uscita malconcia dalla tornata elettorale - fa sentire la sua voce forte e chiara. La delega fiscale, con la riforma del catasto al suo interno, diventa terreno di disputa. E così il Carroccio, che già ad aprile scorso aveva fatto mancare il suo voto al decreto sulle riaperture e sul coprifuoco, decide prima di abbandonare la cabina di regia, poi di non prendere parte al Consiglio dei ministri.

All'inizio, a Palazzo Chigi, si teme che il via libera alla delega fiscale possa slittare, così come l'attesa conferenza stampa di Draghi con il ministro Daniele Franco. Ma puntuale l'ex numero uno della Bce tira dritto: arriva il disco verde alla delega, segue l'incontro con la stampa dove il presidente del Consiglio mette subito in chiaro che si tratta, per l'appunto, di una legge delega, dunque andrà riempita di contenuti, il confronto andrà avanti serrato. "Non è l'ultima parola, purtroppo o per fortuna", sorride, mentre torna ad assicurare che, sulla riformulazione del catasto e la revisione delle rendite, "nessuno pagherà di più o di meno".

Quando arriva la domanda sull’assenza leghista in Consiglio dei ministri, Draghi risponde che le motivazioni “ce le spiegherà l’onorevole Salvini, oggi o domani. Noi avevamo dato informazione sufficiente a valutare questa legge delega, che è una scatola che si ispira a certi principi che ritengo condivisi anche dalla Lega”. Le risposte di Salvini vengono servite subito, nel corso di una conferenza stampa che segue a stretto giro quella del premier. E in cui il leader della Lega solleva questioni di merito e di metodo.

Salvini protesta infatti perché nella legge delega non c’era quanto previsto dall’accordo politico e per il ritardo nella consegna del testo. “La delega fiscale non è l’oroscopo, non va bene che i ministri leggano il testo mezz’ora prima del Consiglio dei ministri. È un metodo che va cambiato”, lamenta, mentre diversi ministri, lontano dai taccuini, ricordano come il metodo Draghi è lo stesso da sempre: "guarda caso proprio oggi Salvini solleva la questione", lamenta un ministro del fronte progressista.

Di fatto, però, il leader leghista non le manda a dire. Ribadisce il suo no a una “delega in bianco” alla riforma del catasto. “I ministri della Lega hanno deciso di non votare la delega fiscale, io condivido. Mi hanno raccontato che nel corridoi gli altri ministri dicevano ‘avete ragione’, poi però per paura o ipocrisia hanno alzato la manina e votato. La Lega non abbassa la testa”. Le nuvole si addensano su Palazzo Chigi, tanto che il segretario del Pd Enrico Letta convoca al Nazareno i ministri dem, con i capogruppo e i vicesegretari, per valutare l'ennesimo strappo del Carroccio.

"Non credo che le elezioni abbiano in qualche modo indebolito il governo ma non so nemmeno se lo abbiano rafforzato - dice Draghi rispondendo alle domande dei cronisti prima di partire alla volta di Lubiana, per un summit informale con i colleghi dell'Ue -. So che oggi tanti articoli dicono che il governo è vincitore, ma devo capirne bene la logica. Allo stesso tempo non mi pare indebolito". Ma non tutti, al governo, sono così ottimisti: la deadline di febbraio, quando ci sarà da scegliere il nuovo Capo dello Stato, sembra intimorire i più grandi sostenitori della linea di continuità di Draghi a Palazzo Chigi. "E' ancor peggio di quel che sembra, qui si inizia a ballare e ne vedremo delle belle...", confida un ministro lasciando la sede del governo.

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