Scoperte le nanoparticelle che bloccano il Covid

Adriano Porqueddu
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AGI - Potrebbe arrivare da minuscole particelle di carbonio capaci di impedirne la replicazione, una soluzione rivoluzionaria contro il coronavirus. Per ora questa strada alternativa nella lotta al Covid è stata battuta solo in laboratorio, in vitro. “Abbiamo sviluppato un sistema con nanomateriali di carbonio che riescono a inibire il virus", spiega all'AGI Plinio Innocenzi, scienziato e professore ordinario di Scienze e tecnologie dei materiali all'università di Sassari, che ha compiuto una serie di esperimenti assieme ai colleghi Luca Malfatti e Luigi Stagi.

Un'alternativa da esplorare

“È una via alternativa che vale la pena esplorare, ma occorre essere prudenti", sottolinea il professore. "Al momento questo importante risultato è solo su un vetrino”.  La strada per arrivare a confermare la scoperta del team sassarese è lunga: “Ora è necessario sperimentare le nanoparticelle sugli animali e compiere studi approfonditi sui meccanismi”, precisa Innocenzi. “Se dovesse funzionare, hanno un potenziale utilizzo anche con le varianti”.

Non sono nocive per le cellule

Le nanoparticelle o nanopolimeri sono strutture in scala nanometrica le cui piccole dimensioni ne cambiano le proprietà: “Si tratta di particelle piccolissime dove un nano metro è lungo quanto 10 atomi in fila”, spiega Innocenzi.  “Inoltre, non sono citotossiche", quindi non nuocciono alle cellule, "e anche questo è un aspetto importante”. Lo studio, iniziato un anno fa con lo scoppio della pandemia, è stato finanziato dalla Regione Sardegna, con la collaborazione dell'agenzia Sardegna ricerche, Porto Conte ricerche e dell'azienda Virostatics che ha eseguito i test sul virus.

“I test sono stati possibile grazie al BSL-3 (biosafety level), una camera di sicurezza biologica ad altissimo livello", evidenzia Innocenzi, "per intenderci quella di Wuhan ha un livello di biosicurezza 4. Quella del laboratorio di Virostatics è una delle poche in Italia”. Ma ora per proseguire gli studi di questa importante scoperta occorrono ingenti finanziamenti con tecnologie più sofisticate, sostiene lo scienziato: “Da ricercatore mi auguro che presto si possa andare avanti”.