Scoperti “super coralli” capaci di tenere testa alle ondate di calore estremo

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(Photo: Timothy K2 / 500px via Getty Images)
(Photo: Timothy K2 / 500px via Getty Images)

(di Anna Stella Dolcetti)

Gli oceani si scaldano sempre di più: in 25 anni hanno assorbito una quantità di calore pari a 3,6 miliardi di esplosioni atomiche con una potenza pari a quella di Hiroshima. A farne le spese sono gli ecosistemi marini: se non si inverte la rotta delle emissioni di gas serra, il 100% delle barriere coralline sarà perduto entro fine secolo. Dagli ultimi studi arriva però una speranza: dove la biodiversità è più ricca si sviluppano varietà resistenti, “super coralli” capaci di tenere testa per lungo tempo alle ondate di calore estremo.

Le barriere sono ecosistemi fragili quanto preziosi: ospitano il 25% delle specie marine globali e forniscono 375 miliardi di dollari in servizi ecosistemici ogni anno. Sono inoltre fonte diretta di cibo e reddito per oltre 500 milioni di persone, stando alle stime Iucn e Onu. Secondo il report Mapping Ocean Wealth di The Nature Conservancy, il solo settore del turismo vale 36 miliardi di dollari l’anno e altri 5 miliardi di benefici derivano dalla protezione contro le inondazioni. Nonostante la loro importanza, però, le barriere scompaiono a un ritmo allarmante: ne perdiamo il 2% ogni anno. E negli ultimi tre decenni la loro superficie si è ridotta della metà.

Il riscaldamento globale è la minaccia più grave: gli oceani assorbono il 93% del calore in eccesso generato dai gas serra. Se il ritmo delle emissioni non rallenterà, afferma l’Unesco, le 29 barriere coralline oggi tra i siti patrimonio dell’umanità cesseranno di esistere entro il 2100. Il punto di non ritorno, avverte l’Ipcc, è un innalzamento della temperatura globale di due gradi.

Già nell’ultimo decennio il riscaldamento degli oceani ha aumentato il suo ritmo: la temperatura è cresciuta di quasi un grado. E uno studio pubblicato su Advances in Atmospheric Sciences ad aprile conferma il trend: il 2020 ha segnato un nuovo record per le temperature oceaniche. La quantità di calore rilasciata negli oceani ogni secondo è impressionante: fino a sei volte l’esplosione atomica di Hiroshima.

Tuttavia, alcuni ecosistemi corallini mostrano più resilienza di altri. Gli scienziati stanno studiando i coralli più forti, sopravvissuti alle ondate di calore degli ultimi anni, pur essendo, in molti casi, andati incontro a sbiancamento (una perdita di pigmentazione correlata ad alta mortalità). Capire i meccanismi alla base di questa resistenza può aiutarci nella lotta per evitare il peggio.

Le isole della Fenice, con i loro 34 chilometri quadrati di barriera corallina nel Pacifico centrale, forniscono un contributo importante a questa ricerca: tra le aree protette più estese del pianeta, ospitano 200 diverse specie di coralli. Un nuovo studio, pubblicato su Geophysical Research Letters, ha analizzato il comportamento delle barriere dell’arcipelago durante tre ondate di forte calore (El Niño) registrate negli ultimi 18 anni.

Nel 2000 un censimento aveva certificato il loro eccellente stato di salute. Ma, appena due anni dopo, una prima ondata di caldo estremo ha cancellato l’80% delle colonie di coralli, riducendo la superficie di oceano occupata dalla barriera dal 45% al 10%. In controtendenza rispetto a quanto si osserva in casi del genere, i coralli sopravvissuti però hanno iniziato a riprodursi velocemente, fino a raggiungere, nel giugno 2009, un’estensione pari al 25%. Appena sei mesi dopo la raccolta di questo dato, le isole si sono trovate ad affrontare un nuovo rialzo delle temperature.

Pur messa a dura prova, la popolazione di coralli ha continuato a crescere, finendo per recuperare il 70% della superficie oceanica occupata prima dell’evento del 2002-2003. Con l’arrivo del “Super El Niño” (corrente calda che tra il 2015 e il 2016 ha portato le temperature medie ad attestarsi intorno ai 40 gradi, causando perdite fino al 97% nella popolazione dei coralli in diverse aree del mondo), la mortalità registrata è stata del 40%. Appena la metà di quella riscontrata durante la prima ondata, nonostante uno stress termico doppio. Come è stato possibile? Grazie alla ricchezza in biodiversità, dicono gli scienziati. Alcuni coralli delle isole della Fenice presentano infatti particolari varianti genetiche che li rendono più forti, una caratteristica “cuscinetto” che può aumentare la resilienza non solo delle singole specie ma di tutta la barriera, che alla lunga si rafforza.

Una ricerca pubblicata ad agosto su Molecular Ecology, conferma che il fenomeno è presente in altre aree: nel golfo di Aqaba, ad esempio, dove i coralli hanno una resistenza fino a 7 gradi in più rispetto ad altri esemplari che vivono nel Mar Rosso. Conferme simili arrivano anche da studi effettuati in Nuova Caledonia, Hawaii e Australia. Un’importante speranza per il futuro: le popolazioni resilienti potrebbero essere “esportate” per ripopolare e rafforzare gli ecosistemi a rischio, oltre a fornirci informazioni utili su come migliorare la risposta al calore delle barriere. È cruciale, perciò, registrarne i dati genetici. La Paul G.Allen Family Foundation ha finanziato a questo scopo lo sviluppo di test rapidi per l’identificazione delle varietà più forti.

“Riconoscere e facilitare le condizioni che aiutano i coralli ad affrontare il riscaldamento degli oceani è fondamentale per la tutela delle barriere”, affermano gli scienziati. Ma è una corsa contro il tempo: ondate di calore troppo intense e ravvicinate rischiano di decimare le popolazioni troppo in fretta perché possano “reagire”. Anche per questo non ci si può distrarre dalla lotta ai cambiamenti climatici. La sopravvivenza degli ecosistemi corallini in tutto il mondo dipende ancora da quanto saremo in grado di ridurre i gas serra nei prossimi anni. “L’adattamento dei coralli e la gestione proattiva non possono da soli impedire la scomparsa delle barriere – concludono gli autori della ricerca – invertire la rotta del riscaldamento globale rimane essenziale”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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