Scoperto (forse) il primo esopianeta fuori dalla Via Lattea

·4 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Milano, 26 ott. (askanews) - Il telescopio spaziale a Raggi X Chandra della Nasa avrebbe rilevato, per la prima volta, il segnale della possibile presenza di un pianeta al di fuori della nostra galassia, la Via Lattea.

Ne dà notizia la stessa Nasa, citando lo studio di un team di ricercatori coordinato da Rosanne Di Stefano del Center for Astrophysics, Harvard & Smithsonian (CfA) di Cambridge, Massachusetts (Usa), pubblicato su Nature Astronomy con il titolo "A possible planet candidate in an external galaxy detected through X-ray transit".

Il candidato esopianeta si troverebbe nella galassia a spirale Messier 51 (M51) chiamata anche Galassia Whirlpool, distante circa 28 milioni di anni luce dalla Terra. Avrebbe più o meno le dimensioni di Saturno e orbiterebbe attorno a una stella di neutroni (o a un piccolo buco nero), a una distanza pari circa al doppio di quella tra Saturno e il Sole.

Il pianeta extragalattico sarebbe stato inviduato con il cosiddetto "metodo dei transiti", rilevando le emissioni di Raggi X in un sistema binario chiamato M51-ULS-1, situato in M51. Questo sistema binario contiene un buco nero o una stella di neutroni in orbita attorno a una stella compagna, con una massa di circa 20 volte quella del Sole. L'affievolimento di raggi X che hanno individuato, utilizzando i dati di Chandra, è durato circa 3 ore, durante le quali l'emissione di raggi X è scesa praticamente a zero.

Il metodo dei transiti consente di ipotizzare la presenza di possibili esopianeti quando il loro passaggio davanti a una stella ne affievolisce parte della radiazione emessa (in particolare quella luminosa). Gli astronomi che utilizzano telescopi terrestri e spaziali, come quelli delle missioni Kepler e TESS della NASA, studiano questi "cali" di luce ottica e radiazioni elettromagnetiche per cercare gli esopianeti.

In questo caso, Di Stefano e colleghi hanno cercato cali nell'emissione dei Raggi X. I sistemi binari, infatti, contengono di solito una stella di neutroni o un buco nero che attira gas da una stella compagna in orbita stretta. Il materiale risucchiato, avvvicinandosi alla stella di neutroni o al buco nero si surriscalda ed emette raggi X.

Poiché la regione che produce Raggi X è relativamente piccola, un pianeta che gli passa davanti potrebbe bloccarne la maggior parte o tutti, rendendo il transito più facile da individuare perché i raggi X possono arrivare a scomparire completamente. Ciò potrebbe consentire di rilevare esopianeti a distanze molto maggiori rispetto agli attuali studi sul transito nella radiazione luminosa che devono essere in grado di rilevare minuscole diminuzioni di luce perché il pianeta blocca solo una piccola frazione della stella.

"Stiamo cercando di aprire un'arena completamente nuova per trovare altri mondi, cercando pianeti candidati alle lunghezze d'onda dei raggi X, una strategia che rende possibile scoprirli in altre galassie", ha affermato Rosanne Di Stefano.

Con il termine esopianeta si definisce un pianeta che si trova al di fuori del nostro Sistema Solare. Fino ad oggi, gli astronomi ne hanno individuato migliaia ma tutti nella Via Lattea, nel raggio di circa 3.000 anni luce dalla Terra. In pratica - astronomicamente parlando - "dietro al giardino" di casa. Ecco perché quest'ultima scoperta ha un'importanza epocale.

Sebbene questo studio sia molto allettante, tuttavia, saranno necessari più dati per verificare se siamo davvero in presenza di un esopianeta extragalattico. Una sfida non facile, visto che, secondo le stime, l'orbita è così grande che il pianeta candidato potrebbe transitare nuovamente davanti alla stella binaria solo tra circa 70 anni, vanificando ogni tentativo di nuova osservazione per decenni.

"Sfortunatamente per una conferma dovremmo aspettare decenni - ha spiegato una dei ricercatori, Nia Imara dell'Università della California a Santa Cruz - e, a causa delle incertezze sull'orbita, non sapremmo esattamente quando guardare".

Ci sono poi tutte le variabili del caso. L'oscuramento osservato, per esempio, potrebbe essere stato causato da una nuvola di gas e polvere che si trova davanti alla sorgente di Raggi X, anche se i ricercatori considerano questa una spiegazione improbabile, in quanto le caratteristiche dell'evento non sono coerenti con la presenza di una simile nuvola.

Se un esopianeta esiste davvero in questo sistema extragalattico, comunque, probabilmente ha avuto una storia tumultuosa e un passato violento; avrebbe dovuto sopravvivere all'esplosione di una supernova che ha creato la stella di neutroni o il buco nero e il suo futuro potrebbe essere altrettanto pericoloso. A un certo punto, infatti - spiegano gli studiosi - la stella compagna potrebbe esplodere come supernova e distruggere nuovamente il pianeta con livelli di radiazioni estremamente elevati.

Di Stefano e i suoi colleghi hanno cercato affievolimenti di Raggi X in 3 galassie oltre alla Via Lattea, utilizzando sia il telescopio Chandra che l'XMM-Newton dell'Esa. La ricerca ha coperto 55 sistemi in M51, 64 sistemi in Messier 101 (la galassia "Girandola") e 119 sistemi in Messier 104 (la galassia "Sombrero") e, per ora, l'unico risultato apprezzabile è quello descritto nello studio.

Gli autori, ora, cercheranno negli archivi di Chandra e di XMM-Newton dati simili su sorgenti di Raggi X che possano rivelare la presenza di altri esopianeti candidati in altre galassie e anche nella stessa Via Lattea. Sono disponibili, infatti, dataset di Chandra per almeno 20 galassie, incluse alcune come M31 e M33 che sono molto più vicine di M51 e, quindi, consentono di rilevare transiti più brevi.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli