Scorie nucleari fra nuraghi e cavallini? I sindaci sardi dicono no

Maddalena Brunetti
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AGI Le scorie radioattive, se arrivassero in Sardegna, ne minaccerebbero alcuni dei tesori che l'hanno resa famosa nel mondo, dai nuraghi ai cavallini della Giara. Ne sono convinti gli oltre 300 sindaci (su un totale di 377), che stamane a Cagliari hanno partecipato all'assemblea convocata dall'Anci regionale alla Fiera per ribadire un "no non negoziabile" all'ipotesi di ospitare nell'isola il deposito nazionale unico dei rifiuti radioattivi. Il territorio candidato a ospitare il deposito unico nazionale si trova a pochissimi chilometri da un inestimabile patrimonio archeologico e naturalistico. Il sindaco di Mandas (Sud Sardegna) Umberto Oppus, direttore generale dell'assessorato regionale agli Enti locali, ha elencato alcune delle 'perle' archeologiche e naturalistiche a rischio. L'area indicata dalla Carta nazionale come idonea a ospitare il deposito si trova a pochi chilometri dalla celebre reggia nuragica di Barumini, patrimonio dell'Unesco, visitata ogni anno da turisti provenienti da ogni parte del mondo.

Sempre in zona c'è il parco della Giara, coi boschi di sughero e lecci ma soprattutto casa degli omonimi cavallini. Famosi come 'fossili viventi', I cavallini della Giara, sono gli ultimi esemplari in Europa a vivere allo stato brado. Un patrimonio di biodiversità incompatibile con il deposito nucleare.

"La Sardegna ha dato tanto, non possiamo permettere che diventi la pattumiera d'Italia e d'Europa"  Michele Pais, presidente del Consiglio regionale 

Il presidente del Consiglio regionale, il leghista Michele Pais, ha ricordato l'impegno del presidente della Giunta, Christian Solinas, per la costituzione di un comitato tecnico-scientifico per elaborare le osservazioni tecniche da opporre al deposito nazionale delle scorie nucleari. La delibera è stata approvata lo scorso 8 gennaio, ma non è ancora disponibile sul sito della Regione. "Oggi ho indossato simbolicamente la cravatta dei 150 anni dell'Unità d'Italia", ha detto Pais ai sindaci in fascia tricolore, "perché questa battaglia non è contro la solidarietà nazionale. Anzi. La Sardegna ha dato tantissimo e non possiamo permettere che diventi la pattumiera d' Italia e d'Europa.

Una battaglia impari

 Ma non solo i territori direttamente interessanti si sentono minacciati dalle scorie. "In Sardegna abbiamo la Costa Smeralda, ma se ne ricordano solo quando fa comodo a loro", ha evidenziato il presidente dell'Anci Emiliano Deiana. "Dobbiamo vincere questa battaglia con la mobilitazione popolare e con dettagliate osservazioni tecniche. La nostra isola ha sopporta le servitù militari, alcuni dei siti più inquinati d'Italia. Se guardiamo alle altre sei regioni candidate, ci accorgiamo che hanno più abitanti e più forza politica ed economica. Ma dobbiamo mobilitarci".  L'assemblea delle fasce tricolori ha approvato all'unanimità un ordine del giorno di diniego identico a quello votato la scorsa settimana dal Consiglio regionale e trasmesso al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il 21 gennaio prossimo lo stesso documento sarà votato dai singoli consigli comunali.

"Saremo un'unica voce per confermare il responso del popolo sardo scaturito dal referendum del 2011", ha dichiarato l'assessore regionale all'Ambiente, Gianni Lampis, con riferimento all'esito plebiscitario della consultazione di nove anni fa sulle scorie nucleari in Sardegna. "Il governo avrebbe dovuto trovare una sede istituzionale adeguata per confrontarsi con le Regioni su questo tema, come la Conferenza unificata, alla quale partecipano anche i Comuni e le Province. Vorrebbero farci credere che si tratta di un parco tecnologico di 150 ettari, ma in realtà è una struttura con novanta costruzioni di cemento armato sottoterra in grado di ospitare circa 80.000 metri cubi di rifiuti radioattivi. La Regione Sardegna ha spiegato più volte i motivi per cui non possiamo ospitare il deposito e voglio aggiungere un ulteriore elemento: il miglior modo per garantire la salvaguardia ambientale nel trattamento dei rifiuti è quello di limitarne lo spostamento, attuando il principio di prossimità, che sarebbe completamente assente nell'ipotesi del deposito in Sardegna".

"Nei giorni scorsi, in occasione della videoconferenza col ministro Patuanelli", ha ricordato l'assessore all'Ambiente, "ho ribadito che

perché non si tratta di un normale procedimento amministrativo, che in Sardegna non ha alcun senso una fase di consultazione pubblica, perché ci siamo già espressi col referendum, e che il governo deve relazionare nella Conferenza unificata per spiegare motivazioni, criteri ed esigenze che hanno determinato le sue scelte, perché appare evidente che alcuni criteri enunciati non siano stati rispettati".