Scorta revocata a Valeria Grasso: “Ho paura per i miei figli”

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Si torna a parlare di scorta revocata, ma questa volta non a proposito di giornalisti quali Roberto Saviano o Sandro Ruotolo: la protagonista della vicenda è Valeria Grasso, imprenditrice antiracket palermitana, simbolo della lotta alla mafia nel capoluogo siciliano. La donna aveva ricevuto la protezione, al IV livello di rischio, in quanto testimone di giustizia, dopo aver sporto denuncia contro il clan dei Madonia.

Scorta revocata a Valeria Grasso

La sospensione è avvenuta il 23 novembre “senza alcuna reale motivazione e senza che sia stato notificato alcun provvedimento”, spiega la donna. Paradossalmente, proprio alla vigilia della Giornata contro la violenza sulle donne e in un periodo storico in cui il Ministero dell’Interno è guidato da una donna. Con la revoca della scorta “vengo lasciata sola, anche nel mio impegno contro la criminalità e la mafia che mi vede tutt’oggi in prima linea nella sensibilizzazione pubblica a sostegno della legalità e della giustizia”, commenta Valeria Grasso.

L’imprenditrice ribadisce di sentirsi, nonostante tutto, una “donna dello Stato piuttosto che vittima della mafia”, ma è con amarezza che aggiunge: “Proprio quello Stato che, con una condotta torbida, motivata e incomprensibile, sta lasciando a rischio me e i miei figli, di cui una è ancora minorenne“. Il rischio è reale, continua, come si evince dai numerosi atti intimidatori nei confronti suoi e della sua famiglia. Lo scorso giugno una busta di plastica contenente un piccione morto è stata lasciata in prossimità di una trattoria a Trastevere, di proprietà del compagno di Valeria.

“Inizieremo al più presto un’azione legale a carico dello Stato. Non solo dal punto di vista amministrativo ma anche per capire e identificare le responsabilità in tutte le sedi”, ha dichiarato il legale della donna, Ezio Bonanni.