Scostamento di bilancio: Berlusconi detta la linea, Salvini mastica amaro. La mediazione di Giorgetti

Federica Fantozzi
·Giornalista
·1 minuto per la lettura
ROME, ITALY - OCTOBER 21: Former Vice Premier Matteo Salvini in front of a screen with the photo of Silvio Berlusconi and Giorgia Meloni,during the television program l'Aria che Tira on October 21,2019 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images,) (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - OCTOBER 21: Former Vice Premier Matteo Salvini in front of a screen with the photo of Silvio Berlusconi and Giorgia Meloni,during the television program l'Aria che Tira on October 21,2019 in Rome, Italy. (Photo by Simona Granati - Corbis/Getty Images,) (Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)

Alla fine, sono le facce a raccontare tutto.
Quella di Matteo Salvini che, nervoso e frettoloso, batte sul tasto dell’“unità del centrodestra” per parlare del futuro anziché del presente, per rilanciare le sue prossime battaglie: il tavolo con la maggioranza su scuola e fisco, e la lotta alle modifiche dei Decreti Sicurezza, dove “sono sicuro che porteremo la nostra compattezza, con FdI e Fi faremo muro”. Nella sua testa echeggiano ancora le parole di Giancarlo Giorgetti: “Questo è il momento della responsabilità, di fare politica”. Non di rompere, insomma, anche a costo di cambiare idea.
Quella di Giorgia Meloni, la più disinvolta nell’argomentare che il sì allo scostamento è una vittoria non di Silvio Berlusconi bensì dell’intero centrodestra che ha convinto il governo a dire come spenderanno i soldi, e “stavolta non abbiamo votato a scatola chiusa”.
Quella di Antonio Tajani, un po’ imbarazzata, mentre argomenta che quando Berlusconi al mattino in collegamento con il suo gruppo parlamentare ha annunciato il voto favorevole “evidentemente si era sentito con Matteo e Giorgia...”. E ribadisce che “collaborazione istituzionale non significa sostegno al governo”.

La conferenza stampa dei leader del centrodestra al Senato comincia con quasi un’ora di ritardo, mentre intorno tutto si è già consumato. A Montecitorio, lo scostamento è appena passato con 552 sì, compresi quelli di tutto il centrodestra. Nonostante il contemporaneo parere negativo del governo sulla risoluzione di Fi, Lega e FdI. Non avrebbe potuto andare diversamente, perché l’asticella fissata da Salvini e Meloni, rispetto a quella degli azzurri, era troppo alta e irricevibile, come il Tesoro aveva già messo in chiaro e come era già emerso durante la riunione degli sherpa economici dei tre partiti....

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.