Scotti (Fimmg): "Noi medici minacciati per le esenzioni dal vaccino. Non chiamateci complici" (di A.Marrocco)

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Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg (Photo: Giuseppe LamiANSA)
Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg (Photo: Giuseppe LamiANSA)

“Noi medici di base stiamo ricevendo pressioni, in alcuni casi perfino minacce. I pazienti, supportati anche da studi legali, premono per ottenere certificati di esenzione dalla vaccinazione. A qualche collega, sempre sotto pressioni, è stato chiesto di dichiarare che degli assistiti non avessero problemi di salute che gli impedissero di ricevere il vaccino anti-Covid. La nostra risposta è sempre stata e continuerà un atteggiamento di assoluto rifiuto”. A raccontarlo all’HuffPost è Silvestro Scotti, segretario generale di FIMMG - Federazione Italiana Medici di Medicina Generale.

A Napoli, ricorda Scotti, “proprio nei giorni scorsi si è addirittura verificata l’aggressione di un collega medico di base che non voleva rilasciare un certificato di malattia perché le condizioni di salute dell’assistito non lo motivavano. All’episodio è seguita denuncia”. La situazione, insomma, è tesa.

In particolare, per quanto riguarda la pressione esercitata dagli studi legali per certificare l’esenzione o ottenere il nullaosta alla vaccinazione, il segretario FIMMG sottolinea che tali atteggiamenti da parte dei pazienti vanno ad incrinare il rapporto fiduciario col medico di base. “Un assistito che per coordinare i rapporti col suo medico ricorre a un prestampato fornitogli da un’associazione o da un avvocato è un paziente che rifiuta un rapporto fiduciario”, dice Scotti.

Insomma dottore, una volta rotto questo rapporto fiduciario, andrebbe a crearsi situazione estrema per cui il paziente potrebbe finanche arrivare pretendere di sottoporre una terapia prescritta al vaglio del suo avvocato.

“Esatto. Per questo, in condizioni estreme, non è solo il paziente a poter decidere di interrompere il rapporto con il medico. Noi medici, se in presenza di violazione di fronte a un assistito che discute l’approccio medico-sanitario con un sostegno legale, possiamo anche ricusare il paziente”.

Dottor Scotti, questo venerdì l’Inps ha segnalato un aumento del 22,6% di certificati di malattia in più rispetto al venerdì precedente. Un aumento più contenuto se il confronto viene fatto con venerdì primo ottobre (7.6%). Effetto Green Pass o numeri in media col periodo, dettati dal calo delle temperature e dai primi malanni?

“Le variabili sono troppe per considerarlo una strategia volta ad aggirare il Green Pass. La cosa dovrebbe essere monitorata nel tempo prima di trarre delle conclusioni. Non ha senso confrontare il venerdì della settimana appena trascorsa con il venerdì di quella precedente. Sono stati sottovalutati gli effetti del meteo e dell’epidemiologia. C’è stata una settimana di pioggia e freddo e si è verificato un abbassamento delle temperature di 10 gradi, coi primi casi di influenza isolati. Considerare le due giornate sullo stesso livello non è scientifico. Inoltre, viste le altissime cifre di prime dosi somministrate negli ultimi giorni, è logico ritenere che alcuni dei lavoratori in malattia potrebbero essersi vaccinati contro Covid-19 e aver sviluppato dei leggeri effetti collaterali come febbre, spossatezza, ecc”.

E voi medici?

“Mi preme ricordare che i medici non hanno responsabilità o complicità per quanto riguarda nel dettaglio l’aumento del rilascio dei certificati di malattia. In alcuni casi, purtroppo, noi dottori non abbiamo sempre gli strumenti per comprendere se il paziente stia davvero male o meno: se un pilota riferisce di avere cefalea ingravescente, io non posso di certo prendermi il rischio di metterlo alla guida di un aereo, dunque nel dubbio lo metto in osservazione per un paio di giorni. In questo senso è il cittadino che truffa il medico, non è il medico che è complice di una truffa”.

Ancora a proposito di lavoro. Dal 15 ottobre, data dell’entrata in vigore dell’obbligatorietà del Green pass sul luogo di lavoro, abbiamo visto immagini di code chilometriche fuori dalle farmacie di tutta Italia. Che ne pensa?

“Il tampone è giusto farlo al paziente che ha sintomi, per capire se ha il Covid o l’influenza, o a chi ha avuto un contatto con un positivo. Oppure a chi è esentato dalla vaccinazione per reali problemi di salute, gratuitamente. Ma fare un tampone per dare un Green pass a una persona che non si vaccina, adducendo motivazioni che alla base non hanno nulla di scientifico, non incoraggia di certo le immunizzazioni. Nelle prossime settimane, con i tamponi bloccati da persone che vogliono ottenerlo per la certificazione verde, rischiamo di andare incontro all’intasamento del sistema diagnostico sfavorendo diagnosi e tracciamento dei positivi al Covid-19”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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