Scritta antisemita a Torino: “Crepa sporca ebrea” nel cortile di casa

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Proprio nelle ore in cui si ricorda la Giornata della memoria un nuovo episodio di intolleranza scuote il nostro Paese, con il rinvenimento a Torino di una scritta antisemita vergata sul muro di casa di una signora di origini ebraiche. Le parole “Crepa sporca ebrea” sono apparse nella giornata del 27 gennaio sul muro del cortile interno dell’abitazione della settantenne, figlia di una staffetta partigiana. Al momento, gli agenti della Digos stanno indagando sul caso al fine di risalire all’identità dell’autore.

Scritta antisemita a Torino

Intervistata dalla stampa locale, la signora Maria ha raccontato ai giornalisti il momento in cui ha notato la vile scritta sul muro della sua casa di via Casale, nel quartiere torinese di Borgo Po: “Stavo uscendo per fare due passi, quando ho visto quella scritta sul muro del palazzo. […] Non ho mai fatto mistero delle mie origini, non ne ho mai visto il motivo”.

Parlando nello specifico dei continui atti di razzismo e intolleranza subiti in Italia dalle persone di fede ebraica, la donna ha poi aggiunto: “E purtroppo il mio non è il primo caso. […] Una frase terribile, soprattutto nel Giorno della Memoria. Termini vecchi, passati, che però fanno ancora male”.

Il commento del nipote


In serata è giunto sui social anche il commento del nipote della donna, che in un post parla di come non si fosse mai reso conto dell’importanza della Giornata della memoria fino a quando non ha visto con i suoi occhi la sua famiglia colpita dall’odio e dall’intolleranza: “Ho provato una vergogna immensa perché anch’io nel giorno della memoria non mi sono fermato neanche un attimo a pensare cosa volesse dire realmente, non sono andato oltre a leggere i titoli delle notizie, dando per scontato tante cose. Finché la mia famiglia non è stata colpita direttamente”.

Il precedente a Mondovì

Il triste caso di Torino ricorda molto da vicino l’analogo episodio avvenuto a Mondovì lo scorso 24 gennaio, quando la scritta Juden hier (cioè “Qui vive un ebreo” in tedesco) era apparsa sulla porta dell’abitazione di Aldo Rolfi, figlio della staffetta partigiana Lidia Rolfi, deportata nel campo di concentramento di Ravensbruck durante la seconda guerra mondiale ma miracolosamente sopravvissuta all’Olocausto.

Un gesto che ha subito scatenato un moto di solidarietà nei confronti dell’uomo, a cui non è venuto meno neanche il sindaco di Milano Beppe Sala che nella giornata del 26 gennaio ha affisso sulla sua porta di casa un cartello con la scritta “Qui vive un antifascista”.