Scuola al via per 4 milioni di studenti. "Ma la Dad non è scongiurata"

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Primo giorno di scuola (Photo: Ansa)
Primo giorno di scuola (Photo: Ansa)

Sono 3.865.365 gli studenti che da questa mattina ritornano sui banchi di scuola. Da oggi la campanella suona in 9 regioni italiane: Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Piemonte, Umbria, Veneto, Valle d’Aosta e nella provincia di Trento. Le lezioni sono già riprese il 6 settembre per nella provincia di Bolzano, mentre inizieranno domani per 192.252 alunni della Sardegna, il 15 settembre per 1.706.814 bambini e ragazzi delle regioni Campania, Liguria, Marche, Molise e Toscana, il 16 settembre per 829.028 studenti del Friuli Venezia Giulia e della Sicilia. Gli ultimi a ritornare in classe saranno gli 813.853 alunni delle Regioni Calabria e Puglia, il 20 settembre. Quest’anno - secondo i dati ufficiali del ministero dell’Istruzione - sono 7.407.312 le studentesse e gli studenti che siederanno tra i banchi delle scuole statali in tutta Italia. Di questi, 277.840 sono alunni con disabilità, mentre sono 368.656 le classi per l’anno scolastico 2021-2022.

Lettera del ministro Bianchi: “Una gioia grandissima”. “Ritrovarsi a scuola - si legge nella lettera che il ministro Patrizio Bianchi ha inviato alla comunità scolastica - è una gioia grandissima. Desidero esprimere il mio profondo ringraziamento a tutti voi, alle studentesse e agli studenti, ai genitori, al personale scolastico e amministrativo, centrale e territoriale, così come alle tante persone che contribuiscono ogni giorno alla vita delle nostre scuole. A voi tutti, i miei più vivi auguri per un sereno anno di lavoro e crescita, insieme”.

Protesta nella notte. Questa notte, l’Unione Degli Studenti ha organizzato un’azione di protesta davanti al Ministero dell’Istruzione, disponendo delle macerie sulle scale antistanti per simboleggiare - informano in una nota - “lo stato della scuola pubblica”, esortando a una mobilitazione generale per il 19 novembre. “Dopo i banchi a rotelle e il dibattito sì Dad-no Dad, gli studenti e le studentesse non solo hanno bisogno di tornare a scuola in presenza ma anche in sicurezza. Il Ministero dell’Istruzione assicura di aver investito milioni, ma i rappresentanti degli studenti conoscono bene i problemi delle scuole da anni” dichiara Luca Redolfi, coordinatore nazionale dell’organizzazione. “Ci hanno lasciato una scuola in macerie, distrutta dai processi di aziendalizzazione e sottofinanziata, ora la ricostruiamo noi”, si afferma nella nota, in cui si sollecitano investimenti nella scuola pubblica, in termini di trasporto pubblico, edilizia e diritto allo studio.

Test per la sicurezza nelle scuole, con il green pass. “Per proteggere meglio la comunità il Green Pass andrebbe esteso a tutti gli studenti sopra i 12 anni, come all’università”: è il parere di Sergio Abrignani, membro del Cts e ordinario di Immunologia all’Università Statale e direttore dell’Istituto nazionale di genetica molecolare Invernizzi del Policlinico di Milano, in un’intervista a La Stampa. “Bisogna dividere le scuole tra quelle con studenti sopra i 12 anni, che vanno vaccinati, e quelle con classi sotto, per cui si attende l’autorizzazione dell’Ema”, ha spiegato.

A far sperare l’Esecutivo che quest’anno la dad sarà solo un lontano ricordo è lo stato della campagna vaccinale, che ha già raggiunto oltre il 93% del personale scolastico che ha fatto almeno la prima dose -o quella unica- con cinque regioni che registrano il 100% dei vaccinati mentre nella fascia dei giovani tra i 12 e i 19 anni è stato superato il 60% di prime dosi.

Presidi cauti. Il rischio didattica a distanza, secondo il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli, intervistato da Libero, non è scongiurato. “La Dad è finita perché il principio del distanziamento viene derogato e dunque possiamo tenere tutti gli alunni in classe”, ma “quando si registrerà un alunno positivo, il protocollo di gestione del cluster prevede di mettere in quarantena tutta la classe: per sette giorni gli alunni vaccinati e per dieci giorni quelli non vaccinati. In quel caso, la Dad sarà inevitabile”. “Ho chiesto al Cts di valutare se sia possibile ridurre un po’ i tempi della quarantena - sottolinea Giannelli -. Ma è chiaro che si tratta di una valutazione di tipo sanitario, che non mi permetto di fare. Io posso solo dire che sarebbe un grande vantaggio per la didattica”. Preoccupa “molto” infine la situazione dei trasporti perché “nell’arco di 18 mesi non abbiamo registrato miglioramenti sostanziali”. La vera differenza rispetto allo scorso anno per quanto riguarda la scuola, spiega Giannelli “quella che mi fa essere ottimista, è il vaccino, che cambia completamente la situazione e grazie al quale è stato possibile derogare al principio del distanziamento”. In merito alla possibilità di estendere l’obbligo del Green pass agli studenti, da una certa età in su, aggiunge che ”è una cosa di cui si può discutere. Non dimentichiamo che in molte realtà gli studenti si stanno vaccinando spontaneamente e in massa. Scelgono di vaccinarsi non solo perché il Green pass serve per andare in discoteca o entrare nei locali. Hanno un comportamento razionale, anche perché tra loro c’è chi ha visto in famiglia cosa significa essere contagiati dal Covid. Gli adulti hanno più sovrastrutture mentali”. Riguardo poi alla possibilità di togliere la mascherina in una classe in cui tutti sono vaccinati, Giannelli spiega: “Si potrà fare solo con un particolare escamotage tecnico. Ci serve un’applicazione che dia alla segreteria della scuola la ‘luce verde’ per una classe dove tutti sono vaccinati, e dunque è possibile fare lezione senza mascherina, e la ‘luce rossa’ se almeno uno non è vaccinato. Senza dirci di chi si tratta: noi non lo possiamo e non lo vogliamo sapere. Fare una cosa simile non pare complicato, visto che la app per il controllo del Green pass già accede al database dei vaccinati”.

Le risorse stanziate. Per la ripartenza il governo ha stanziato quasi 2 miliardi: 150 milioni per lo svolgimento delle attività didattiche in sicurezza, altri 150 per il potenziamento delle competenze e il recupero della socialità nell’estate appena trascorsa, 350 milioni per la sicurezza degli istituti scolastici statali (sono compresi anche gli impianti di aerazione e di filtraggio dell’aria per le scuole che decidano di volerli nelle proprie aule) a cui si aggiungono 60 milioni per lo stesso scopo nelle paritarie, 342 milioni sono stati investiti per combattere il fenomeno delle cosiddette ‘classi pollaio’, 400 milioni serviranno per gli incarichi temporanei al personale Ata e docente, 450 milioni per l’offerta del trasporto pubblico che è stata triplicata e 50 milioni sono stati messi nel Fondo spostamenti casa-scuola-casa.

Regioni in ordine sparso sui test

Il Veneto sceglie i molecolari, mentre Campania e Lombardia stanno valutando se adottare questa strada, altre Regioni potrebbero invece preferire i test antigenici rapidi: alle porte della riapertura delle scuole le Regioni hanno la facoltà di decidere in piena autonomia la strategia da adottare per individuare e bloccare sul nascere eventuali focolai, ma secondo alcuni esperti è fondamentale fare i conti con l’affidabilità e l’efficienza. I test più affidabili restano quelli molecolari che utilizzano il prelievo con il tampone naso-faringeo. Il Veneto ha deciso in questa direzione, mentre la Lombardia sta valutando e la Campania sta valutando l’uso di strumenti miniaturizzati, che possono essere controllati da remoto e i cui dati vengono visualizzati in tempo reale. Un’altra opzione per le scuole sono i test salivari molecolari sono considerati decisamente attendibili: “come indicano i dati finora pubblicati, la saliva è un’ottima matrice biologica per lo screening del virus SarsCov2”, osserva il virologo Francesco Broccolo, dell’Università Bicocca di Milano e direttore del laboratorio Cerba di Milano. “Nella saliva è possibile identificare il virus fin dagli stadi precocissimi dell’infezione, vale a dire che il virus è presente nella saliva anche nei primi sette giorni dal contagio nel 100% dei casi”. Diverso, rileva il virologo, è lo screening basato sui test antigenici rapidi: “il problema, in questo caso, è la scarsa sensibilità”, osserva Broccolo. Se la sensibilità e la specificità di questi test sono valutate maggiori del 95%, questo secondo il virologo si deve al fatto che entrambi i valori “sono calcolati su campioni prescelti con un’alta carica virale”. Il problema, allora, è nel fatto che “un risultato positivo lo è davvero, grazie all’elevata specificità di questi test, ma un risultato negativo
potrebbe non essere tale a causa della bassa sensibilità analitica e clinica- Il rischio è di avere nelle scuole molti falsi negativi”, osserva Broccolo.
Queste le opzioni per le Regioni, che oltre al tipo di test potranno scegliere in autonomia se fare gli screening nelle classi o delegarli alle famiglie. “Sono libere di scegliere ed è importante che scelgano con prudenza l’approccio di screening”, osserva Broccolo. Il rischio, conclude, è di avere un’Italia divisa, con Regioni più virtuose, che utilizzeranno i test molecolari, e altre che si preferiranno i test antigenici rapidi, con il rischio di non riuscire a rilevare in tempo eventuali focolai di sfuggire al tracciamento”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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