Scuola, a Biella scattano i 'lavori forzati' per chi usa lo smartphone in classe

Telefonino in classe (Getty)

Il problema dell’uso dello smartphone in classe è diffuso lungo tutto lo Stivale e le scuole fanno fatica a contenere il fenomeno, che pregiudica l’attenzione degli alunni verso le lezioni. All’Istituto di Istruzione Superiore Quintino Sella di Biella hanno deciso di prendere una decisione drastica a riguardo: istituire i lavori forzati a chi usa il telefono a scuola.

Niente paura, non si tratta di spaccare a picconate le pietre o fare lavori pesanti: si tratta di fare pulizie nei corridoi, riordinare documenti, aiutare i professori e i dipendenti in varie mansioni. Questa è la punizione che la scuola di Biella ha deciso di istituire dopo l’ennesimo alunno pizzicato a chattare in classe.

In precedenza, appena dieci giorni prima dell’entrata in vigore di quest’ultima regola, la scuola aveva deciso di utilizzare il metodo della prigionia: non dell’alunno, ma del telefono. Il cellulare veniva sequestrato e poi riconsegnato ai genitori alla fine della lezione. Forse troppo macchinoso e forse non abbastanza pesante per far cambiare le abitudini di comportamento, e così si è arrivati ai “lavori forzati”.

Il nuovo decalogo dell’Istituto è molto chiaro: lo smartphone a scuola deve rimanere spento e tenuto nello zaino o nella giacca. Può essere acceso solo se richiesto espressamente dai professori per attività didattiche. Al primo richiamo c’è il ritiro, con il telefono che viene portato in vicepresidenza e chiuso in una cassaforte. Al secondo richiamo ecco la sospensione dalle lezioni ma con obbligo di frequenza. I primi 5 allievi recidivi hanno passato diverse mattine a pulire corridoi e riordinare documenti.

Il preside Gianluca Spagnolo ha commentato: “Purtroppo abbiamo preso questo provvedimento. Ho chiesto ai professori di essere abbastanza clementi fino alla fine dell’anno, perché il regolamento è entrato in vigore a scuola iniziata. Però c’è e va rispettato. Se dopo un primo richiamo l’allievo persevera, è chiaro che non si può essere indulgenti. Facciamo fare a chi sgarra dei lavori impegnativi, che permettano ai ragazzi di riflettere su come si sono comportati“.

I genitori sono stati d’accordo nell’introdurre questo regolamento, probabilmente anch’essi preoccupati dell’andazzo generale. Molti dei ragazzi, come ricorda il preside, non hanno idea che solo venti anni alle superiori la maggioranza degli alunni viveva senza il cellulare. E trent’anni fa non era nemmeno pensabile un tale sviluppo degli eventi.

Guarda anche… Il problema più grosso nelle scuole americane: le armi