Scuola, i bimbi lasciano la mensa per colpa del “panino”

Fabrizio Arnhold
Il fenomeno comincia a preoccupare presidi e amministrazioni locali perché svuota le casse dei Comuni e mette in discussione un modello educativo. (Getty)

Sempre più bambini rinunciano alla mensa a scuola e si portano il panino da casa. Quasi 6mila famiglie a Torino hanno disdetto il servizio: i rinunciatari sono praticamente raddoppiati da settembre, su un totale di 30mila famiglie. Il fenomeno comincia a preoccupare presidi e amministrazioni locali perché svuota le casse dei Comuni e mette in discussione un modello educativo.

La Corte d’appello di Torino ha riconosciuto il diritto soggettivo a portarsi il pasto da casa. Al Nord la moda del panino preparato dalla mamma si sta diffondendo a macchia d’olio, complice anche la protesta che corre via social. A Verona 108 alunni in dodici scuole hanno rinunciato al servizio mensa; a Genova sono novanta le disdette su 23mila pasti serviti ogni giorno; a Milano hanno rinunciato solo in dieci su oltre 80mila pasti. I motivi della rinuncia alla mensa sono essenzialmente due: la cattiva qualità del cibo e la voglia di decidere senza imposizioni. Sul primo caso la responsabilità è anche delle amministrazioni comunali, nel secondo, invece, la rinuncia è più simile a chi boicotta i vaccini.

I genitori che decidono di preparare il cibo per i figli appartengono alla foce di reddito più basse. (Getty)

“Il servizio mensa è essenziale, un momento centrale per la didattica”, commenta il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli che vorrebbe fermare la tendenza al “pranzo fai-da-te”. La questione riguarda soprattutto la qualità di quello che finisce nel piatto: “I genitori dovrebbero piuttosto fare la battaglia per ottenere qualità, perché le amministrazioni su questo hanno responsabilità”, è il pensiero di Pino Boero, assessore alla Scuola a Genova.

I genitori che decidono di preparare il cibo per i figli appartengono alla fasce di reddito più basse: 2.089 famiglie hanno un Isee inferiore ai 15mila euro. Il problema, quindi, potrebbe anche essere di natura economica. Ci sono città in cui un pasto costa più di 7 euro, per le fasce più alte, come Ferrara o Ravenna. Per arrivare ai 2,3 euro in media di Catania.

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